27 ottobre 2011

Dead is profit


Periodo triste. Muoiono tanti personaggi famosi, di questi tempi.
In realtà, muoiono tante persone, ogni giorno, ogni ora, nel mondo. In alcune parti del mondo muoiono cantanti, in altre parti del mondo bambini. Ovunque signori anziani. Ma i VIP fanno notizia, quando muoiono. E fanno pure soldi.
Premetto di aver pensato alla possibilità della “messinscena”, come nel film “Rock'n'rolla”, in cui un protagonista che faceva il cantante aveva finto la sua morte (per più di una volta addirittura) sapendo bene che con quell'azione avrebbe incrementato le vendite dei suoi lavori. Nel film funzionava. Nella realtà pure.

Ho visto un video in cui uno youtuber filmava il monitor del suo PC mentre era sulla pagina di Facebook di Amy Winehouse, e premeva “Aggiorna” ogni secondo. Il contatore di “Mi piace” aumentava di 100-200 fan ad ogni refresh. Questo ovviamente dopo la sua morte.

Vogliamo parlare della morte di Michael Jackson? E' diventato un affare pazzesco: album che tornano nelle classifiche di vendite, videogiochi basati sui suoi balletti, uscite postume, DVD commemorativi, e ovviamente una quantità indicibile di ore dedicate nei telegiornali ed altri programmi televisivi. Improvvisamente tutti si sono dimenticati delle accuse di molestie e altri sospetti.

Morte è profitto.

Magari questo effetto è direttamente legato all'interesse morboso verso cose sconvolgenti dell'essere umano del nostro periodo (di cui voglio parlare più approfonditamente in un altro intervento).
Ma suona come una giustificazione, non mi piace.

Io vedo ipocrisia in tutto ciò. E molta tristezza, ma non nella morte del personaggio, piuttosto nella falsa solidarietà mostrata da alcuni “comuni mortali”. Vorrei non vedere le pagine su Facebook aperte solo nel momento della scomparsa registrare migliaia di iscritti e post idioti in cui falsi fan si fingono dispiaciuti. Li chiamo 'falsi fan' perché si “ricordano” tardi di essere fan di una persona. O peggio, non sapevano neanche dell'esistenza del defunto, ma avendone sentito parlare in televisione o su internet vogliono unirsi nel finto dolore.

Ma il peggio (ed è questo che mi mette più tristezza) si raggiunge quando si iniziano a spendere parole sul defunto. Capisco l'usanza di non ricordare gli aspetti negativi del defunto, ma non capisco perché sparare balle sulla sua vita!
Prendo ad esempio il buon Steve Jobs. Questo signore non era affatto modesto come si racconta ora. Aveva un certo abnorme ego dovuto all'enorme successo che ha fatto registrare alla sua azienda, visto che era riuscito a far diventare un'azienda di successo quell'azienda che stava per fallire dopo che il suo consiglio di amministrazione lo aveva cacciato. Quasi a buon ragione, si poteva vantare. Non era affatto un uomo semplice e umile, come qualcuno l'ha definito.
Di Amy Winehouse nessuno ha centrato il discorso riguardo la sua cattiva abitudine di farsi di tutte le sostanze stupefacenti che trovava. Eppure un evento drastico come la morte di un personaggio celebre può essere uno spunto per poter introdurre un messaggio contro droghe e abuso di alcool.
Io non guardo la televisione, quindi non so precisamente cosa si è detto sui personaggi scomparsi recentemente. Sono convinto che non sia stato detto tutto. O almeno non sia stato detta la verità. Piuttosto che riportare la verità su un personaggio, si invoca la buona usanza del “rispetto dei morti”.
Sto parlando più nello specifico dei giornalisti. Quando qualcuno ha fatto notare la non coerenza dei servizi con la realtà si sono difesi con “dovevamo rispettare il morto”. Sappiamo come intendono il rispetto... i morti li rispettano invadendo la privacy delle famiglie e degli amici.

Lasciamo stare l'ipocrisia di queste persone, voglio tornare sul tema del profitto.
Perché comprare prodotti collegati a defunti?
Comprare un iPhone non servirà a riportare in vita Steve Jobs, non serve per commemorarlo, non serve per piangerlo, non serve per ricordarlo. Compare la discografia di Amy Winehouse più la raccolta fatta apposta in occasione della sua morte non cambierà il fatto che è sepolta sotto 4 piedi di terra. Guardare il motoGP quando lo si è sempre giudicato noioso non farà tornare in sella Marco Simoncelli. Scrivere sulla pagina fan di Facebook “Addio Michael“ non lo informerà della solidarietà dei suoi sostenitori, e non perché in purgatorio non si può usare Facebook¹.
Profitto. Profitto a tutti i costi. Non esiste il rispetto dei morti². Se voglio creare un videogioco su una persona morta per fare soldi, lo faccio. Poi ci sono 8 milioni di idioti che comprano il mio gioco.
L'importante è far credere che chi è appena morto è sempre stato un buon uomo. Anche se non lo era.



¹ voleva essere solo una metafora, per indicare che dopo la morte, ciò che scrivi su FB non sarà letto dal defunto. Poi dipende: se Jobs era buddhista non è andato in purgatorio. Si è reincarnato.

² non voglio fare morali sul rispetto dei morti. Per quando mi riguarda, io non ho mai compreso appieno l'abitudine dell'uomo a venerare i morti. Mi sembra più sensato il cannibalismo (come rito funebre, come facevano i nativi australiani) che portare dei fiori finti a un uomo imbalsamato o inscatolato.

24 ottobre 2011

Tanto per cominciare.


Preferisco scrivere un post nel blog piuttosto che scrivere la mia descrizione nel profilo, perché ciò che viene scritto nel profilo può essere modificato a seconda dei cambiamenti della mia personalità nel tempo e ciò che era scritto viene perso; mentre se scrivo nel blog i miei pensieri rimangono come una fotografia con una data scritta sul retro.
Non sono molto nostalgico ma mi piace ogni tanto rispolverare vecchie lettere, vecchi scritti, vecchi post su siti, vecchie foto, vecchie conversazioni. Quando rivedo queste cose ho l'impressione che sia stata un'altra persona a scrivere queste cose. Invece sono stato io. Mi sembro molto diverso, molto cambiato. E mi compiaccio. Mi trovo sempre originale.

Quindi, vediamo cosa riesco a dire su di me, oggi.
In questo blog, in questa community mi firmerò come [A]. Nella vita reale sono Antonio.
Sono nato e vivo a Milano. Sono diplomato in ragioneria, ma mi sono sempre interessato di informatica. Tanto che sono studente di Informatica all'università. In realtà sono interessato a molte cose, ma il mio interesse non viene soddisfatto per paura che il mio cervello esploda per i troppi concetti memorizzati o per paura di dimenticarmi le cose importanti che dovrei sapere (che riguardano i miei studi). Poi non si sa mai: mi potrebbero cadere i capelli.
Ho 20 anni. Non me li sento. Quando leggo o sento che ho vent'anni, mi sembrano troppi. Non mi rendo conto di quanti siano. Ci penserò ancora. E magari ci scrivo qualcosa.
Sono un ragazzo piuttosto introverso, e, mi dicono, riservato. In passato avrei aggiunto timido. Potrei dirmi un 'pensatore'. Purtroppo non penso più come una volta, ma mi piace ancora fermarmi a riflettere su cosa sono, cosa faccio, ma ancora di più sul mondo che mi circonda. Sono curioso. Affamato di conoscenza. Ma ho una pessima memoria.
Mi ricordo che sono molto fortunato. E che non so fare descrizioni.

Quello che preferisco dire per descrivermi, è che sono diverso.
Nonostante la diversità, l'unicità che mi sento, sono sempre una formichina nel formicaio che chiamiamo mondo. Cos'ha da dire una formichina al mondo? A chi può interessare? Perché ha aperto un blog?
Quel che voglio far sapere al mondo (senza la pretesa che questo mi ascolti) è la mia opinione, e un po' della mia storia. Magari da confrontare con altri. Il mezzo per farlo è il blog.
Uno scopo secondario è quello di tener traccia dei miei pensieri. Come ho scritto sopra, mi piace riscoprire com'ero in passato. La forma “estesa” di un articolo di blog mi permette di esprimere concetti più complessi di una semplice foto, o di brevi frasi scritte in una chat.
Un altro scopo è quello di far esprimere [V] più di quanto riesca a farlo a parole, con me.
Penso che ponderare bene le parole, trovare quelle giuste ed avere il tempo di pensare a come estendere un discorso sia il miglior modo di comunicare. Scrivendo si può riuscire a raggiungere il giusto livello di efficacia nell'esprimersi.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa significa il nick [A]. Niente di speciale: l'abbreviazione del mio nome unito alla mia recente voglia di creare un nick molto breve.


Ci vediamo nella prossima puntata. Ciao.

21 ottobre 2011

Ciao!


Siamo Antonio e Valentina alle prese con il nostro primo blog: 'Inutili Digressioni', uno spazio in cui i nostri pensieri possano circolare liberamente, senza grandi pretese nell'affrontare i temi più vari, senza particolari cerimonie e ampollosità. Tutto ciò che troverete in questo angolino della rete che ci siamo riservati sarà firmato [A] o [V], vestigia¹ sotto cui, d'ora in poi, ci vedrete.

Buona lettura.



¹ abbiamo volutamente scelto questo termine, perché nella virtualità del blog sarà effettivamente l'unico volto che ci potrete attribuire.


[A], [V]