Periodo triste. Muoiono tanti personaggi famosi, di questi tempi.
In realtà, muoiono tante persone, ogni giorno, ogni ora, nel mondo. In alcune parti del mondo muoiono cantanti, in altre parti del mondo bambini. Ovunque signori anziani. Ma i VIP fanno notizia, quando muoiono. E fanno pure soldi.
Premetto di aver pensato alla possibilità della “messinscena”, come nel film “Rock'n'rolla”, in cui un protagonista che faceva il cantante aveva finto la sua morte (per più di una volta addirittura) sapendo bene che con quell'azione avrebbe incrementato le vendite dei suoi lavori. Nel film funzionava. Nella realtà pure.
Ho visto un video in cui uno youtuber filmava il monitor del suo PC mentre era sulla pagina di Facebook di Amy Winehouse, e premeva “Aggiorna” ogni secondo. Il contatore di “Mi piace” aumentava di 100-200 fan ad ogni refresh. Questo ovviamente dopo la sua morte.
Vogliamo parlare della morte di Michael Jackson? E' diventato un affare pazzesco: album che tornano nelle classifiche di vendite, videogiochi basati sui suoi balletti, uscite postume, DVD commemorativi, e ovviamente una quantità indicibile di ore dedicate nei telegiornali ed altri programmi televisivi. Improvvisamente tutti si sono dimenticati delle accuse di molestie e altri sospetti.
Morte è profitto.
Magari questo effetto è direttamente legato all'interesse morboso verso cose sconvolgenti dell'essere umano del nostro periodo (di cui voglio parlare più approfonditamente in un altro intervento).
Ma suona come una giustificazione, non mi piace.
Io vedo ipocrisia in tutto ciò. E molta tristezza, ma non nella morte del personaggio, piuttosto nella falsa solidarietà mostrata da alcuni “comuni mortali”. Vorrei non vedere le pagine su Facebook aperte solo nel momento della scomparsa registrare migliaia di iscritti e post idioti in cui falsi fan si fingono dispiaciuti. Li chiamo 'falsi fan' perché si “ricordano” tardi di essere fan di una persona. O peggio, non sapevano neanche dell'esistenza del defunto, ma avendone sentito parlare in televisione o su internet vogliono unirsi nel finto dolore.
Ma il peggio (ed è questo che mi mette più tristezza) si raggiunge quando si iniziano a spendere parole sul defunto. Capisco l'usanza di non ricordare gli aspetti negativi del defunto, ma non capisco perché sparare balle sulla sua vita!
Prendo ad esempio il buon Steve Jobs. Questo signore non era affatto modesto come si racconta ora. Aveva un certo abnorme ego dovuto all'enorme successo che ha fatto registrare alla sua azienda, visto che era riuscito a far diventare un'azienda di successo quell'azienda che stava per fallire dopo che il suo consiglio di amministrazione lo aveva cacciato. Quasi a buon ragione, si poteva vantare. Non era affatto un uomo semplice e umile, come qualcuno l'ha definito.
Di Amy Winehouse nessuno ha centrato il discorso riguardo la sua cattiva abitudine di farsi di tutte le sostanze stupefacenti che trovava. Eppure un evento drastico come la morte di un personaggio celebre può essere uno spunto per poter introdurre un messaggio contro droghe e abuso di alcool.
Io non guardo la televisione, quindi non so precisamente cosa si è detto sui personaggi scomparsi recentemente. Sono convinto che non sia stato detto tutto. O almeno non sia stato detta la verità. Piuttosto che riportare la verità su un personaggio, si invoca la buona usanza del “rispetto dei morti”.
Sto parlando più nello specifico dei giornalisti. Quando qualcuno ha fatto notare la non coerenza dei servizi con la realtà si sono difesi con “dovevamo rispettare il morto”. Sappiamo come intendono il rispetto... i morti li rispettano invadendo la privacy delle famiglie e degli amici.
Lasciamo stare l'ipocrisia di queste persone, voglio tornare sul tema del profitto.
Perché comprare prodotti collegati a defunti?
Comprare un iPhone non servirà a riportare in vita Steve Jobs, non serve per commemorarlo, non serve per piangerlo, non serve per ricordarlo. Compare la discografia di Amy Winehouse più la raccolta fatta apposta in occasione della sua morte non cambierà il fatto che è sepolta sotto 4 piedi di terra. Guardare il motoGP quando lo si è sempre giudicato noioso non farà tornare in sella Marco Simoncelli. Scrivere sulla pagina fan di Facebook “Addio Michael“ non lo informerà della solidarietà dei suoi sostenitori, e non perché in purgatorio non si può usare Facebook¹.
Profitto. Profitto a tutti i costi. Non esiste il rispetto dei morti². Se voglio creare un videogioco su una persona morta per fare soldi, lo faccio. Poi ci sono 8 milioni di idioti che comprano il mio gioco.
L'importante è far credere che chi è appena morto è sempre stato un buon uomo. Anche se non lo era.
¹ voleva essere solo una metafora, per indicare che dopo la morte, ciò che scrivi su FB non sarà letto dal defunto. Poi dipende: se Jobs era buddhista non è andato in purgatorio. Si è reincarnato.
² non voglio fare morali sul rispetto dei morti. Per quando mi riguarda, io non ho mai compreso appieno l'abitudine dell'uomo a venerare i morti. Mi sembra più sensato il cannibalismo (come rito funebre, come facevano i nativi australiani) che portare dei fiori finti a un uomo imbalsamato o inscatolato.