30 marzo 2012

La mia cena, secondo la legge del più forte


Con tutta la semplicità che riesco a trovare in me: se su questo pianeta la legge del più forte fosse in vigore anche per gli esseri umani, io sarei morto.
Davvero. Non sprecatevi in frasi consolatorie e simili, la questione è semplice e immediata: io sono uno di quegli esemplari non ben formati che diventano la cena di qualche altro animale predatore. Così come vuole la natura. Così come vuole la legge del più forte. Così come vuole selezione naturale.
Io non dovrei vivere.

Per fortuna (sfortuna) viviamo una una società civile (davvero?) che è ben lontana dall'essere preda di qualche grande carnivoro.

Oddio, rimangono ancora gli uomini!

26 marzo 2012

Immaginario 2: Integro


Non ricordo se era una scena di una commedia italiana, o un pezzo di una canzone di Elio e le storie tese, o una scena di un film Woody Allen, ma ripensavo a questa cosa:
“...Mi hanno tirato un pugno in faccia. Ho un occhio nero e soffrirò un po' per qualche giorno, però sono integro. Moralmente. Mentre lui, quando questa sera si sdraierà sul letto, ripenserà a quel tizio a cui ha tirato un pugno e si pentirà. Forse.”
Ecco, non è una citazione testuale, non me la ricordo bene. Non sono sicuro che il messaggio sia passato a voi, quindi vi espliciterò il senso: si vuole ironizzare su quei poveri sfigati che, subita una prepotenza, pensano che chi ha usato violenza si penta o si senta in colpa.
E ovviamente non succede.
Chi rapina le vecchiette o ruba i portafogli sugli autobus non si pente. Magari lo fanno da così tanto che neanche ci pensano più. Piuttosto saranno contenti dei soldi che avranno trovato, e di ciò che si compreranno con quei soldi.

Da questa idea, mi scaturisce il dialogo.
Ve lo inserisco nel contesto: la scena è occupata da me e da qualcuno che cerca di consolarmi. Io sono fortemente avvilito per la recentissima rapina che ho subito. In uno scambio di battute precedenti ho detto che avrei dovuto reagire, magari facendomi ferire, ma almeno avrei potuto (chissà) evitare di ritrovarmi con le tasche vuote, mostrando un certo senso di colpa.

– Non sei tu a doverti sentire in colpa, ma loro! Sono loro che sono dei criminali, sono loro che hanno fatto una cosa moralmente...
– Beh, a quanto pare non sembravano molto contrariati riguardo quello che stavano facendo. L'hanno fatto! E il problema, di nuovo, e che avrei potuto impedirglielo.
– Senti, non sei tu che devi sentirti in colpa, ma loro.
– Ma loro non sono esseri umani, io sì!

22 marzo 2012

Dovremmo essere tutti agnostici


Ho raggiunto una sconvolgente consapevolezza.

Io sono notoriamente ateo.
Sono piuttosto aspro con i credenti, ma solo perché noto in loro il rifiuto al ragionamento, al confronto, al dialogo costruttivo. E non lo sopporto.
Se costoro mi rispondessero con adeguate argomentazioni e motivazioni, rispetterei il loro credo tanto quanto rispetterei un ateo.

Si basa tutto sulle argomentazioni.
Un credente non può dire che Dio esiste. Non ha argomentazioni per provare la sua esistenza.
Però un ateo ha lo stesso problema: non può portare argomentazioni valide per provare la non-esistenza di Dio.

Per quanto abbia provato a contestare i credenti (i Cristiani sono il mio bersaglio preferito) mi sono sempre ritrovato a pensare che non potevo convincerli della non-esistenza del loro Dio perché non avevo prove per dire una cosa del genere.
O meglio: potevo muovere una marea di critiche alla religione, contestare mille comportamenti e costumi religiosi che non hanno niente a che vedere con Dio, ma niente di tutto questo è a sostegno della mia (chiamiamola così) tesi d'ateismo.

In pratica, la verità è nel mezzo.
Tu, uomo credente, non puoi dire che Dio esiste.
Tu, uomo ateo, non puoi dire che Dio non esiste.
(Schrödinger può dire che Dio è metà vivo e metà morto)

Dunque la posizione dell'agnostico è quella giusta. Non avendo prove dell'esistenza, può dire “per ora non credo, poi in caso di prove future, crederò”.

Dovremmo tutti essere agnostici, e essere pronti, un giorno, a dire che crediamo.


[Extra]
[A me piace definire l'agnosticismo con: “Nel dubbio, non credo”.]
[ADORO parlare di religione. Su due piedi mi verrebbe da dire che è uno degli argomenti più interessanti di cui parlare.]
[Nonostante tutto, rimango ateo. Lo so, ho appena detto che è sbagliato, ma continuo a credere che non esista nessuna entità divina.]

9 marzo 2012

Le parole sono preziose


Se fossi ancora adolescente avrei la forza di fare voto di silenzio, e parlare solo con chi ritengo meritevole.
Sarebbe una situazione curiosa, perché per capire chi è all'altezza delle mie parole avrei bisogno di tempo, e avrei bisogno di fare domande persuasive.
Senza fortuna nel trovare qualcuno paziente con me, sarei potuto rimanere muto.
O peggio, potrei parlare e dire un sacco di stronzate.¹




¹ avete notato il tempo verbale? No, non ho sbagliato, l'ho scelto appositamente.

8 marzo 2012

Io ho paura..

Spesso mi capita di avere paura, cosa del tutto  umana e normale per chi ha qualcosa da perdere.Dicono. E' una sensazione spiacevole, accompagnata per lo più da un senso di scocciante impotenza.
Mi angoscia il solo pensiero di perderle. Perdere le cose che ho. Senza di esse non sarei più io, credo che il mio essere vi si sia talmente unito, da sentirsi solido, stabile solo con loro. Sono parte di me.

Probabilmente non sono mai bastata a me stessa, e non credo ci sia qualcosa di sbagliato in questo.Vorrei dare il giusto  valore a ciò che ho costruito, a ciò che mi è fortuitamente capitato; alle cose belle che ho. Non so mai se lo faccio abbastanza e a volte ho paura che questo le possa far allontanare.Parlo in particolare dei legami che ho stretto,  del loro essere vitali e imprescindibili e di una mia possibile ed imperdonabile mancanza nei loro confronti.

Allora mi ritrovo a dare alla vita un ulteriore volto, quello della paura.
 Per vivere ci servono cose. Nel nostro passaggio prendiamo, costruiamo e ci creiamo cimeli, ricchezze materiali e non. Segno del nostro passaggio, segno di qualcuno che grida di esserci stato, segno di noi stessi.
E inevitabilmente ci ritroviamo circondati da piccoli parti della nostra natura, del nostro lavoro, della nostra fatica, del nostro essere 'animali sociali'.Vita è anche, soprattutto, ciò a cui il nostro essere da forma, trova, e si unisce.

Ognuno, alla fine, che lo ammetta oppure no, si ritrova ad  avere qualcosa. Ed è così che ci freghiamo, perchè quando si è nella condizione di possedere, ci si ritrova nella condizione di poter perdere.  
Così comincia la paura, ed è inevitabile, soprattutto quando si parla di persone; quando hai un legame le variabili di perdita si moltiplicano, perchè non sei solo tu a decidere, e le conseguenze di ciò che fai sono ancor più imprevedibili.

Antipatica, appiccicosa, amara, dolorosa PAURA!Non mi permetti di godere pienamente della mia felicità, di ciò che ho! Ti sento latente, vicina respirare in un sonno sempre troppo leggero.Ti odio ma riconosco in te il sapore della ricchezza. Inconfondibile richiamo: " attenta a ciò che hai", "accorgiti di ciò che hai", "curati di ciò che hai". Perchè ho ancora qualcosa da perdere e finchè ti sentirò sulla lingua, saprò anche di avere, e di poter fare ancora qualcosa per mantenere.

6 marzo 2012

Immaginario 1: Povero


Vorrei non dover scrivere queste parole per spiegare questa nuova forma, ma temo di non essere capito.
"Dialoghi immaginari" è abbastanza auto-descrittivo? Mi sono spiegato abbastanza?



– Come va?
– Mi sento povero
– Povero? Perché?
– Mi manca il sapere. So poche cose. Vorrei sapere di Socrate, Platone, Seneca. Anche di Eulero, di Gauss, di Gödel. Vorrei sapere come funziona un corpo umano, vorrei sapere cos'è la materia, vorrei capire la relatività.
– Beh, io so alcune di queste cose, e ti dico che non ti serve sapere tutto questo.
– Non è vero. A me serve.
– No, non serve.
– Ok, potrebbe non servirmi. Ma per non sentirmi povero dovrei almeno saper fare bene qualcosa. Non so, essere bravo a programmare... O qualcosa che non riguardi il lavoro, come essere capace a parlare...



Visto il mio precedente post, non dev'essere difficile identificare quale tra i due sono io.

Un nuovo nome sul fronte orientale


Cambio identità.
Sarò stato abituato male, ma a me piace cambiare nome. Forse perché il mio nome di battesimo non mi è mai piaciuto...
Ora sono il Ladro di Dati.

Finalmente un nome un po' più preciso nel descrivermi.
La prima cosa che potreste pensare nella prima lettura del nome è che vado in giro a rubare i pen drive, o che me ne sto a casa con 4 computer che cercano di crackare un sistema informatico.
Ok, ammetto che la seconda ipotesi sia una mia piccola ambizione (legata alla mia voglia di sperimentare, cosa credete. Non avete mai sentito parlare di etica hacker?), ma ciò che mi ha ispirato è un'altra cosa.
Mi sono ricordato che nella mia fase pre-adolescenziale avevo maturato una certa curiosità, avevo imparato a chiedere, e scoprivo di cos'era fatto il mondo. E più ne scoprivo, più mi interessavo, più lo apprezzavo, più ne rimanevo affascinato. Più ne volevo.

Sono ben lontano dal possedere l'intero sapere umano, e ben lontano dall'avere le capacità anche solo per provarci. Però ritengo di fondamentale importanza, per la mia vita, avere quante più informazioni.
Non sono solo “curioso”, io vorrei vantarmi del contenuto della mia mente, condividerlo e farne un uso intelligente, ossia il miglior uso che la mia stessa conoscenza può permettermi.

Dunque i dati sono il mio oggetto feticcio. Io voglio le informazioni, desidero conoscenza, bramo il sapere.
Ladro può lasciare intendere quanto sono disposto a dare/fare per arrivare a ciò che voglio sapere. Come potete pensare che una cosa immateriale come un concetto possa essere rubata?
Ladro perché posso andare in giro (virtualmente) a cercare le mie informazioni, e quando le trovo, me ne impossesso.

È esattamente questo che significa Ladro di Dati: un signore che si impossessa di sapere.