19 novembre 2011

Avido, io?


Quando ero piccolo mi regalavano figurine, matitine, pezzi di merendine, ed altre cianfrusaglie che possono avere i bambini. Io accettavo sempre benvolentieri, e mi tenevo stretto quello che ricevevo.
Non ho mai notato, fino a pochi anni fa, che io non ho quasi mai fatto un regalo a nessuno. E non solo, non ho mai neanche dato piccoli oggetti che possono essere considerati doni, come, ad esempio, un morso del mio panino o un sorso della mia lattina di coca. Nemmeno come segno di riconoscenza per eventuali favori ricevuti. Il tutto quasi inconsciamente, senza pensare che potrei offendere qualcuno con la mia sorta di “avidità”.
Ricercando nel passato la ragione di questa deviata abitudine, mi viene sempre, automaticamente, da pensare alla mia educazione.
La mia opinione è che i bambini siano troppo stupidi per pensare autonomamente, per questo intervengono le figure dei genitori, con i loro consigli sempre giusti (con valenza di legge).
Sostanzialmente, se non ho connaturata una sorta di generosità verso i miei prossimi è colpa dei miei genitori.
Pensandoci bene, ricordo abbastanza distintamente mia madre che mi diceva di non dare niente a nessuno. Non era un insegnamento cattivo, se ci pensate. Lei voleva prevenire eventuali furti o smarrimenti o dimenticanze delle mie cose, che eventualmente lei avrebbe dovuto ricomprare.

Per fortuna ora sono abbastanza grande da poter pensare autonomamente e con razionalità. Ora posso, se voglio, essere generoso con chi voglio, e gretto con chi voglio.
Solo non mi viene molto naturale pensare ai regali, da fare sia durante le festività e le ricorrenze, sia, soprattutto, senza un motivo preciso.
Eppure so bene che è un gesto carino. Specialmente quando non lo si aspetta. Ormai è nella mia testa: se i soldi sono i miei, compro quello che voglio io, e me lo tengo.
Però la società e la mia età mi obbligano a regalare almeno una cosa all'anno. Tipo nei compleanni. Per fortuna poche persone mi invitano alle feste, così devo fare pochi regali.
Inoltre posso giocare la carta del “non lavoro, ho pochi soldi” per giustificare i regali scadenti che faccio.

Peraltro mi dispiace dare via i regali. Quello che compro me lo voglio tenere, in genere perché ciò che compro piace più a me, che alla persona a cui magari sto facendo il regalo, e secondariamente perché io ci ho rimesso i soldi che IO avevo, che IO ho guadagnato.

Ma vabbè... in fondo se mi ritrovo nella situazione di fare un regalo, è perché il ricevente è un personaggio più o meno importante della mia vita... credo.

18 novembre 2011

evoluti?


A cosa ci servono le mani e le gambe, se con la potenza della nostra mente possiamo creare viaggi fantastici, immagini surreali, sogni fedeli, pensieri infiniti, e ragionamenti rigorosi, per cui gli arti sono del tutto superflui?
Le mani e le gambe ci servono solo per tirare pugni e calci. Sono quello che ci rimane del nostro primitivo passato.
Ma che dico? Visto che ancora abbiamo gli arti, e li usiamo ancora per fare della violenza, siamo ancora uomini primitivi, preistorici animali che si esprimono con versi, gesti, e cazzotti!

16 novembre 2011

i Sette e l'economia


Questo post fa riferimento a qualche argomento scritto nel post precedente, “i Sette”.

Mi rendo conto che questo post non è semplicissimo... per questo l'ho separato dall'altro. Inoltre potrebbe essere non molto comprensibile per chi non capisce niente di economia. Non è necessario conoscere gli argomenti come uno studente di economia e commercio al terzo anno, ma basta avere qualche nozione elementare. [microeconomia, macroeconomia, domanda e offerta, mercato, soggetti economici]

L'ipotesi è che un aumento notevole di popolazione (1 miliardo ogni 20 anni) scombini l'equilibrio (peraltro neanche perfetto) tra domanda e offerta di lavoro.
Esempio pratico: la Cina. Pensiamo che le industrie cinesi abbiano in continuazione bisogno di lavoro¹, di operai, ma arriverà un giorno in cui il mercato sarà saturo. In un esempio microeconomico, un'industria tessile si sta espandendo velocemente e continua ad assumere operai. Siccome la popolazione continua ad aumentare, troverà sempre operai che offrono il loro lavoro. Ma mentre la popolazione continua a crescere, un giorno la domanda di questa impresa diminuirà (per esempio, perché i suoi stabilimenti sono sufficienti a produrre abbastanza capi d'abbigliamento da vendere. Se ne produrrebbe di più, sarebbero invenduti), e non assumerà più operai.
Ritornando alla visione macroeconomica, un po' tutte le imprese, piano piano, arriveranno al punto in cui non avranno più bisogno di assumere. Se in quel momento la popolazione continua a crescere, i nuovi (potenziali) operai che si verranno a creare rimarranno senza lavoro.

Formalizzo la mia teoria: il lavoro (leggi posti di lavoro) non cresce proporzionalmente alla popolazione. Quindi se la popolazione aumenta di 1000 unità (anche se sono appena nati, in circa 20 anni diventeranno forza lavoro), il lavoro crescerà in modo non proporzionale: poniamo 400 nuovi posti di lavoro. Dunque di quei 1000 nati, 600 rimarranno senza lavoro.
Con numeri sufficientemente grandi e calcolando il tutto in un periodo medio-lungo il divario forza-lavoro/posti-lavoro aumenterà.

C'è chi dice che devono essere le imprese ad aumentare la domanda di lavoro, che debbano essere loro ad assorbire tutta la forza lavoro.
Il problema non sta nel potenziale delle imprese, bensì al numero di nuove nascite. Io vedo nell'aumento demografico il “problema”² più che altro perché non vedo come possa l'altra parte (le imprese) poter risolvere questo problema. Più avanti mi spiego meglio.

Per inciso: non penso sia giusto effettuare un controllo demografico. Però non vedo molte soluzioni.
Forse il buon senso delle famiglie può venire in contro a tutto ciò. Fare 4 figli conoscendo il rischio che qualcuno di questi rimanga disoccupato è egoismo. O negligenza. Perciò, se i genitori pensano al bene dei figli, si trattengono dal generare nuova prole. In una visuale macroscopica, se tutte le famiglie adottassero questo pensiero, il problema della disoccupazione scomparirebbe. Magari, addirittura, ci sarebbe un eccesso di domanda... ma su questo non mi voglio soffermare.

Il mio concetto di mercato del lavoro è forse troppo semplicistico: l'eccesso di offerta non è dato soltanto dalla sovrappopolazione. Non credo che ci sia un problema dal lato della domanda: i datori di lavoro assumerebbero tutti i dipendenti di cui avrebbero bisogno, se solo gli affari andassero meglio. Un'azienda non assumerebbe mai dipendenti se prima non ha sufficienti entrate da poter sostenere il costo del nuovo personale.
Quindi: introiti → nuovi posti , in quest'ordine.
Nuovi posti aumentano la produttività, la produttività genera altri introiti. Con altri introiti si può assumere ancora. E così via.
É chiaro che il circolo deve essere avviato alla base della ricorsione: favorire i ricavi alle imprese prima di tutto. Ma come?
Alcuni economisti dicono “più consumo!”, altri dicono “gli stati dovrebbero diminuire la pressione fiscale”. Ma no. Non sono un disfattista, ma credo che i governi non ci pensino neanche!
Sia l'aumento di consumo, sia la diminuzione di pressione fiscale sono misure difficili da applicare, e comunque hanno effetti nel medio-lungo periodo. Per questo sostengo che la soluzione non possa venire dalle imprese.
Rimangono le famiglie. Preferisco pensare che il buon senso comune prevalga sull'egoismo e il particolarismo, sennò finiremo come nel 'Mondo Nuovo' di Aldous Huxley... con uteri artificiali che sfornano operai solo quando c'è n'è bisogno.



¹ in economia, in particolare nel mercato del lavoro, il lavoro è dato da operai e dipendenti, in cambio di salario o stipendio. La domanda di lavoro viene dalle imprese, mentre l'offerta dalle “famiglie”. La famiglia è intesa come soggetto economico.
² non voglio identificarlo come 'problema' vero e proprio, ma mi è più semplice definirlo così.

13 novembre 2011

i Sette


Già da prima pensavo che eravamo troppi. Troppi ragazzi, troppi informatici, troppa concorrenza. Troppi in questa città. Troppi in Europa¹. Figuriamoci se pensiamo a quanto siamo piccoli e insignificanti di fronte ad un numero come 7 miliardi.
Non l'avete saputo? Recentemente il genere umano ha raggiunto la strabiliante cifra di 7 miliardi di esemplari viventi nell'intero globo. Ovviamente la cifra è solo stimata perché non ci sono dati certi sulla popolazione di alcuni paesi, soprattutto in quelli del terzo mondo ed in via di sviluppo, ma possiamo concordare tutti tranquillamente che il numero è approssimativamente quello.

Dicevo che siamo troppi.
In alcuni paesi c'è già da tempo un problema di sovrappopolamento (vedi Giappone, India), ma anche nei nostri paesi occidentali il numero di abitanti, seppur quasi stabile, è notevole.
7miliardi è un PROBLEMA. Una cifra così alta mi fa riflettere molto allo spazio sulla Terra, al sostenimento alimentare, e alla questione economica.
E pensate che continuerà a crescere. Nel 2020 saremo 8miliardi (circa, secondo una stima ONU).
Alcuni analisti e demografi sostengono che in un certo decennio la popolazione inizierà a diminuire, ma si parla di 2040-50. Il tasso di crescita è già in discesa da qualche decennio, ma è ancora positivo.
Nota: il tasso è globale, quindi una media dei paesi del mondo. In Europa il tasso è negativo già in questi tempi, mentre in Cina e India il tasso sarà ancora in crescita anche oltre il 2040-50.

Il problema spazio è relativo. Se tutti gli abitati del mondo dovessero mettersi uno vicino all'altro, occuperebbero appena la superficie di Roma. Considerando le abitazioni, occuperebbero la superficie della Francia. È chiaro però che non basterebbero le risorse della sola Francia a sfamare e soddisfare i bisogni di 7 miliardi di esigenti cittadini.
Il 90% della popolazione vive nell'emisfero nord, cioè al di sopra della linea dell'equatore. Se avete presente la disposizione delle terre emerse nel globo, sapete che le terre emerse si distribuiscono per circa il 65-70% nell'emisfero settentrionale e 30-35% nell'emisfero meridionale. Allora mi chiedo: perché questo squilibrio? Per me, una delle ragioni è l'economia. É logico che un cittadino voglia spostarsi dove può vivere meglio: un paese ricco ha ospedali che funzionano, sistemi di politica sociale, abbondanza di cibo e una politica stabile. Caratteristiche comuni a tutti gli Stati del nord a occidente. É quindi l'economia, secondo me, che potrebbe spiegare la strana collocazione di cui sopra. Ma dell'aspetto economico vorrei parlare di più, quindi dedicherò un post apposta.
L'altra questione che mi fa riflettere è l'alimentazione.
7 miliardi di bocche da sfamare sono tante. Almeno metà di queste si nutre con carne o derivati animali. Avete idea di quanto costa alimentare un animale? Tantissimo. Una mucca consuma come 44 uomini². In più deve bere, deve essere curata, deve essere tenuta al coperto. Il costo è influenzato da nutrimento, spazio, personale. Poi concorrenza, volumi di vendita, eventuali macchinari di macellazione (o lavorazione in generale), trasporto, certificazioni del prodotto.
La carne in particolar modo ha un costo enorme. Non a caso è considerata un cibo per benestanti. Nel medioevo solo chi poteva permetterselo aveva carne in tavola a tutti i pasti. Coll'avanzare del benessere e una assestamento del divario economico, ora anche noi 'comuni mortali' abbiamo tutta la carne che vogliamo in tavola.
Il discorso nutrimento è accostabile ad altri consumi il cui andamento è legato alla ricchezza media. Automobili, prodotti di consumo, comfort nelle case, e ovviamente i prodotti cosiddetti “complementari”, come la benzina per l'auto, il gas per la cucina nuova, l'elettricità per i televisori LCD.
Le risorse sono limitate. Facciamo l'ipotesi che, con i consumi attuali, il petrolio si esaurirà tra 50 anni. Se improvvisamente i consumi aumenteranno perché altri 2 miliardi di persone usano l'auto questa risorsa si esaurirà 20 anni prima. Questo per dire che il numero di consumatori rende decisamente più preoccupante il problema della limitatezza delle risorse.

Alle superiori ho studiato un po' di economia. Mi ricordo di un certo Thomas R. Maltus, un economista e demografo dell'800 che ha teorizzato il rapporto che c'è tra cibo e popolazione. Secondo lui, la produzione alimentare cresce in progressione aritmetica mentre la popolazione in progressione geometrica. Quindi periodicamente si verificheranno carestie.
Questa teoria è ormai superata, vista l'efficienza del mercato a reagire alla domanda con un'offerta adeguata. In altre parole, se c'è un aumento di consumi, i produttori riusciranno a soddisfare questa richiesta. Questo è possibile solo grazie al miglioramento delle tecniche di coltura e di allevamento, e al mercato globalizzato (più semplici scambi commerciali tra nazioni e regioni geografiche).
Esiste un neo-malthusianesimo, che ha rivisto la teoria originale di Malthus identificando il problema in una squilibrata distribuzione del cibo, non nella sua produzione. Se ci pensate, non è possibile che muoiano 300.000 persone ogni anno mentre in alcuni paesi c'è un'epidemia di obesità.

L'ultima considerazione che voglio fare riguarda ancora l'alimentazione.
Paesi come Cina e India, i più popolosi e i più in crescita, riescono a sostenere il fabbisogno alimentare perché hanno un'abitudine alimentare modesta. Il reddito medio è basso, e possono comprare pochi cibi, poco costosi. Quando, per il miglioramento del reddito medio, inizieranno a comprare cibi più complessi, costosi (in termini di produzione), e pregiati, e questa diventerà la nuova “dieta” ufficiale, la produzione potrebbe essere insufficiente.
É questa la vera preoccupazione. Anche rimanessimo 7 miliardi, se i 3 miliardi del lontano oriente cambiano abitudini senza che la produzione locale sia pronta a sostenere il fabbisogno, saranno guai.


Vi ricordo che nel prossimo post scriverò di come penso che l'aumento di popolazione sballerà l'economia.



¹ non cito l'Italia perché siamo relativamente pochi, rispetto ad altri paesi europei.
² un calcolo che ho fatto (forse sbagliato). Ho letto che una mucca mangia almeno 22kg di mangimi. Un uomo mangia 0,5 kg di cibo vario. Una mucca mangia come 22/0,5 = 44 uomini. Vorrei sapere con più precisione i consumi di entrambi gli animali, ma non ho trovato dati attendibili. Ancora di più sarebbe interessante sapere quante persone posso usufruire della carne macellata di una mucca.