Questo post fa
riferimento a qualche argomento scritto nel post precedente, “i Sette”.
Mi rendo conto che
questo post non è semplicissimo... per questo l'ho separato
dall'altro. Inoltre potrebbe essere non molto comprensibile per chi
non capisce niente di economia. Non è necessario conoscere gli
argomenti come uno studente di economia e commercio al terzo anno, ma
basta avere qualche nozione elementare. [microeconomia,
macroeconomia, domanda e offerta, mercato, soggetti economici]
L'ipotesi è che un
aumento notevole di popolazione (1 miliardo ogni 20 anni) scombini
l'equilibrio (peraltro neanche perfetto) tra domanda e offerta di
lavoro.
Esempio pratico: la
Cina. Pensiamo che le industrie cinesi abbiano in continuazione
bisogno di lavoro¹, di operai, ma arriverà un giorno in cui il
mercato sarà saturo. In un esempio microeconomico, un'industria
tessile si sta espandendo velocemente e continua ad assumere operai.
Siccome la popolazione continua ad aumentare, troverà sempre operai
che offrono il loro lavoro. Ma mentre la popolazione continua a
crescere, un giorno la domanda di questa impresa diminuirà (per
esempio, perché i suoi stabilimenti sono sufficienti a produrre
abbastanza capi d'abbigliamento da vendere. Se ne produrrebbe di più,
sarebbero invenduti), e non assumerà più operai.
Ritornando alla
visione macroeconomica, un po' tutte le imprese, piano piano,
arriveranno al punto in cui non avranno più bisogno di assumere. Se
in quel momento la popolazione continua a crescere, i nuovi
(potenziali) operai che si verranno a creare rimarranno senza lavoro.
Formalizzo la mia
teoria: il lavoro (leggi posti di lavoro) non cresce
proporzionalmente alla popolazione. Quindi se la popolazione aumenta
di 1000 unità (anche se sono appena nati, in circa 20 anni
diventeranno forza lavoro), il lavoro crescerà in modo non
proporzionale: poniamo 400 nuovi posti di lavoro. Dunque di quei 1000
nati, 600 rimarranno senza lavoro.
Con numeri
sufficientemente grandi e calcolando il tutto in un periodo
medio-lungo il divario forza-lavoro/posti-lavoro aumenterà.
C'è chi dice che
devono essere le imprese ad aumentare la domanda di lavoro, che
debbano essere loro ad assorbire tutta la forza lavoro.
Il problema non sta
nel potenziale delle imprese, bensì al numero di nuove nascite. Io
vedo nell'aumento demografico il “problema”² più che altro
perché non vedo come possa l'altra parte (le imprese) poter
risolvere questo problema. Più avanti mi spiego meglio.
Per inciso: non
penso sia giusto effettuare un controllo demografico. Però non vedo
molte soluzioni.
Forse il buon senso
delle famiglie può venire in contro a tutto ciò. Fare 4 figli
conoscendo il rischio che qualcuno di questi rimanga disoccupato è
egoismo. O negligenza. Perciò, se i genitori pensano al bene dei
figli, si trattengono dal generare nuova prole. In una visuale
macroscopica, se tutte le famiglie adottassero questo pensiero, il
problema della disoccupazione scomparirebbe. Magari, addirittura, ci
sarebbe un eccesso di domanda... ma su questo non mi voglio
soffermare.
Il mio concetto di
mercato del lavoro è forse troppo semplicistico: l'eccesso di
offerta non è dato soltanto dalla sovrappopolazione. Non credo che
ci sia un problema dal lato della domanda: i datori di lavoro
assumerebbero tutti i dipendenti di cui avrebbero bisogno, se solo
gli affari andassero meglio. Un'azienda non assumerebbe mai
dipendenti se prima non ha sufficienti entrate da poter sostenere il
costo del nuovo personale.
Quindi: introiti →
nuovi posti , in quest'ordine.
Nuovi posti
aumentano la produttività, la produttività genera altri introiti.
Con altri introiti si può assumere ancora. E così via.
É
chiaro che il circolo deve essere avviato alla base della ricorsione:
favorire i ricavi alle imprese prima di tutto. Ma come?
Alcuni economisti
dicono “più consumo!”, altri dicono “gli stati dovrebbero
diminuire la pressione fiscale”. Ma no. Non sono un disfattista, ma
credo che i governi non ci pensino neanche!
Sia l'aumento di
consumo, sia la diminuzione di pressione fiscale sono misure
difficili da applicare, e comunque hanno effetti nel medio-lungo
periodo. Per questo sostengo che la soluzione non possa venire dalle
imprese.
Rimangono le
famiglie. Preferisco pensare che il buon senso comune prevalga
sull'egoismo e il particolarismo, sennò finiremo come nel 'Mondo
Nuovo' di Aldous Huxley... con uteri artificiali che sfornano operai
solo quando c'è n'è bisogno.
¹ in economia, in
particolare nel mercato del lavoro, il lavoro è dato da operai e
dipendenti, in cambio di salario o stipendio. La domanda di lavoro
viene dalle imprese, mentre l'offerta dalle “famiglie”. La
famiglia è intesa come soggetto economico.
² non voglio
identificarlo come 'problema' vero e proprio, ma mi è più semplice
definirlo così.
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