16 novembre 2011

i Sette e l'economia


Questo post fa riferimento a qualche argomento scritto nel post precedente, “i Sette”.

Mi rendo conto che questo post non è semplicissimo... per questo l'ho separato dall'altro. Inoltre potrebbe essere non molto comprensibile per chi non capisce niente di economia. Non è necessario conoscere gli argomenti come uno studente di economia e commercio al terzo anno, ma basta avere qualche nozione elementare. [microeconomia, macroeconomia, domanda e offerta, mercato, soggetti economici]

L'ipotesi è che un aumento notevole di popolazione (1 miliardo ogni 20 anni) scombini l'equilibrio (peraltro neanche perfetto) tra domanda e offerta di lavoro.
Esempio pratico: la Cina. Pensiamo che le industrie cinesi abbiano in continuazione bisogno di lavoro¹, di operai, ma arriverà un giorno in cui il mercato sarà saturo. In un esempio microeconomico, un'industria tessile si sta espandendo velocemente e continua ad assumere operai. Siccome la popolazione continua ad aumentare, troverà sempre operai che offrono il loro lavoro. Ma mentre la popolazione continua a crescere, un giorno la domanda di questa impresa diminuirà (per esempio, perché i suoi stabilimenti sono sufficienti a produrre abbastanza capi d'abbigliamento da vendere. Se ne produrrebbe di più, sarebbero invenduti), e non assumerà più operai.
Ritornando alla visione macroeconomica, un po' tutte le imprese, piano piano, arriveranno al punto in cui non avranno più bisogno di assumere. Se in quel momento la popolazione continua a crescere, i nuovi (potenziali) operai che si verranno a creare rimarranno senza lavoro.

Formalizzo la mia teoria: il lavoro (leggi posti di lavoro) non cresce proporzionalmente alla popolazione. Quindi se la popolazione aumenta di 1000 unità (anche se sono appena nati, in circa 20 anni diventeranno forza lavoro), il lavoro crescerà in modo non proporzionale: poniamo 400 nuovi posti di lavoro. Dunque di quei 1000 nati, 600 rimarranno senza lavoro.
Con numeri sufficientemente grandi e calcolando il tutto in un periodo medio-lungo il divario forza-lavoro/posti-lavoro aumenterà.

C'è chi dice che devono essere le imprese ad aumentare la domanda di lavoro, che debbano essere loro ad assorbire tutta la forza lavoro.
Il problema non sta nel potenziale delle imprese, bensì al numero di nuove nascite. Io vedo nell'aumento demografico il “problema”² più che altro perché non vedo come possa l'altra parte (le imprese) poter risolvere questo problema. Più avanti mi spiego meglio.

Per inciso: non penso sia giusto effettuare un controllo demografico. Però non vedo molte soluzioni.
Forse il buon senso delle famiglie può venire in contro a tutto ciò. Fare 4 figli conoscendo il rischio che qualcuno di questi rimanga disoccupato è egoismo. O negligenza. Perciò, se i genitori pensano al bene dei figli, si trattengono dal generare nuova prole. In una visuale macroscopica, se tutte le famiglie adottassero questo pensiero, il problema della disoccupazione scomparirebbe. Magari, addirittura, ci sarebbe un eccesso di domanda... ma su questo non mi voglio soffermare.

Il mio concetto di mercato del lavoro è forse troppo semplicistico: l'eccesso di offerta non è dato soltanto dalla sovrappopolazione. Non credo che ci sia un problema dal lato della domanda: i datori di lavoro assumerebbero tutti i dipendenti di cui avrebbero bisogno, se solo gli affari andassero meglio. Un'azienda non assumerebbe mai dipendenti se prima non ha sufficienti entrate da poter sostenere il costo del nuovo personale.
Quindi: introiti → nuovi posti , in quest'ordine.
Nuovi posti aumentano la produttività, la produttività genera altri introiti. Con altri introiti si può assumere ancora. E così via.
É chiaro che il circolo deve essere avviato alla base della ricorsione: favorire i ricavi alle imprese prima di tutto. Ma come?
Alcuni economisti dicono “più consumo!”, altri dicono “gli stati dovrebbero diminuire la pressione fiscale”. Ma no. Non sono un disfattista, ma credo che i governi non ci pensino neanche!
Sia l'aumento di consumo, sia la diminuzione di pressione fiscale sono misure difficili da applicare, e comunque hanno effetti nel medio-lungo periodo. Per questo sostengo che la soluzione non possa venire dalle imprese.
Rimangono le famiglie. Preferisco pensare che il buon senso comune prevalga sull'egoismo e il particolarismo, sennò finiremo come nel 'Mondo Nuovo' di Aldous Huxley... con uteri artificiali che sfornano operai solo quando c'è n'è bisogno.



¹ in economia, in particolare nel mercato del lavoro, il lavoro è dato da operai e dipendenti, in cambio di salario o stipendio. La domanda di lavoro viene dalle imprese, mentre l'offerta dalle “famiglie”. La famiglia è intesa come soggetto economico.
² non voglio identificarlo come 'problema' vero e proprio, ma mi è più semplice definirlo così.

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