Adoro sentire storie. Storie di vite.
Raccontarle anche, ma il mio forte senso critico danneggia il risultato finale. Sono un maniaco dei dettagli. Voglio essere chiaro. E abuso di digressioni.
15 dicembre 2011
Ascolta. Leggi. Racconta.
Natale, a naso.
Tutti gli anni, nel periodo natalizio, esco sul balcone, e lì mi fermo un po'.
Non so se è una cosa reale o è solo un'interferenza mentale (una sorta di condizionamento psicologico, un'allucinazione), ma sento proprio l'ODORE DEL NATALE. Lo sento. Col naso.
E io non ci credo molto allo spirito natalizio.
Non so se è una cosa reale o è solo un'interferenza mentale (una sorta di condizionamento psicologico, un'allucinazione), ma sento proprio l'ODORE DEL NATALE. Lo sento. Col naso.
E io non ci credo molto allo spirito natalizio.
Però il freddo della seconda metà di dicembre è particolarissimo. È pungente, ma non fastidioso. E odora di natale.
8 dicembre 2011
Nient'altro che un'ombra
Eravamo rimasti
al punto in cui spendevo più di 100€ per un paio di articoli per
fumatori.
Lo scritto del
precedente post è solo una “storiella” (un pezzo della mia
vita!), ora scriverò cose più interessanti, che coinvolgano i più.
Non ho scritto
un passaggio fondamentale, cioè non ho scritto come ho fatto a
passare dal “provare” al “fumare abitualmente”.
Prima di
scrivere qualsiasi altra cosa, devo dire che alle elementari sono
stati organizzati alcuni incontri di sensibilizzazione sul fumo.
Messaggio: fa male. Mi sarebbe piaciuto che non si fossero fatti
scrupoli a dire a dei bambini che “il fumo uccide”. Però
probabilmente si sono contenuti pensando che i bambini con genitori
fumatori si sarebbero agitati troppo.
Questo era per
dire che quando ho cominciato sapevo bene che i miei polmoni si
sarebbero riempiti di merda chimica e cancerogena. Ci ho pensato un
bel po'.
Ricordo che
quando pensavo se continuare a comprarmi le sigarette avevo deciso di
diventare membro del club Facciamoci Del Male con l'unico scopo di
socializzare meglio. Non si trattava di “se mi vedono fumare
saranno più disposti a socializzare”, ma “fumare mi fornisce le
occasioni per socializzare meglio”.
Beh, per i primi
2 anni ha funzionato.
Con l'aiuto
delle proprietà psicotrope della nicotina questo proposito si è
realizzato. Ma rimaneva ben chiaro nella mia mente che finché ci
sarebbe stato bisogno di imparare a rapportarsi con altri esseri
umani, avrei avuto bisogno ANCHE della pausa sigaretta.
Ma avere
l'occasione non basta. Io rimanevo lo stesso. Ancora incapace di
socializzare
A questo
riguardo collego due esperienze di stage
durante le quali non ho saputo approfittare delle varie pause
sigaretta per stringere una qualche relazione con gli altri stagisti.
Darei la colpa alla differenza di età, ma credo che avrei potuto
superarla facilmente, visto il carattere interessante di quei
laureandi in informatica.
Verso la fine di
questa esperienza, avevo elaborato i motivi per cui fumavo. Ossia,
perché continuavo a fumare.
- Socialità.Avevo incominciato per socializzare meglio, e ho continuato a farlo per lo stesso motivo.
- Noia.Accendersi una sigaretta è un ottimo modo per “staccare”. Nei momenti morti ho qualcosa da fare, visto che non mi piace stare fermo con le mani in mano.
- Immagine.La sigaretta alla bocca o tra le dita fa figo. Anche io volevo fare figo, anche se non mi è mai interessato più di tanto.
- Voce.
Avevo sentito che fumare danneggia in qualche modo le corde vocali, e l'effetto era un abbassamento della voce. Siccome odio la mia voce, è stato uno dei motivi più forti per cui ho cominciato. - C'è un altro motivo per cui fumavo. É segreto, non credo che lo dirò mai a nessuno.
E dunque, perché
ho smesso?
Sento molte
persone dire “smetto quando voglio” cercando di rispondere alle
accuse dei non-fumatori riguardo alla dipendenza. Io non ho mai
sentito il bisogno di dimostrare (neanche a me stesso) che posso
smettere. Se volevo lo facevo. In fondo non ero messo male come
alcuni miei (ex)compagni di classe che se non fumavano ad ogni ora
(nascondendosi in bagno!) iniziavano a dare di matto.
Non ho mai
voluto smettere, perché non avevo nessun motivo per farlo. Fino a
quando mi sono messo con una ragazza, la quale non riusciva a
nascondere molto bene il fatto che non apprezzasse questa mia
abitudine. Vederla rattristarsi ad ogni sigaretta non era esattamente
quello che volevo per lei, allora ho cominciato a prendere in
considerazione l'idea di smettere. In fondo mi sembrava un piccolo
gesto per ripagarla del suo incomprensibile interesse per me.
Inoltre avevo
notato un notevole calo della capacità polmonare (giocando a calcio
sputavo pezzi di polmone per pochi minuti di corsa) e temevo minori
prestazioni sessuali. Come se non bastasse, iniziavano a scarseggiare
i soldi. Per me erano sufficienti come motivazioni.
Serve un buon
motivo per smettere di fumare? Sì, è fondamentale.
Una signora che
rimane incinta farà di tutto per smettere. Non credete di non avere
motivi per smettere. Tutti i fumatori hanno almeno 10 buoni motivi
per smettere. In comune, hanno questo: il fumo uccide.
Manca la forza
di volontà.
In teoria,
qualsiasi motivo per smettere è migliore del motivo per cui si ha
cominciato. Senza raccontarci balle: sappiamo tutti che chi
comincia lo fa perché pensa sia figo. Ora, sapendo che ogni fumatore
è consapevole, e colpevole della sua 'condizione' questo autorizza i
non-fumatori a chiedere loro perché non smettono.
La difficoltà è
relativa. Dipende dalla persona. Io non ero molto assuefatto perché
mi sono sempre contenuto nell'accedermi sigarette. E con pochi, ma
giusti motivi mi sono convinto a smettere piano piano. Diminuisco il
consumo giornaliero, evito di fumare in presenza alla mia ragazza, e
mi compro cartine, tabacco sciolto e filtrini. Rollarsi le sigarette
è una bella noia, soprattutto quando si è all'aperto. Per lo
sbattimento di perdere tempo per una sigaretta, che tra l'altro si
spegne ogni 10 secondi, e anche per la mancanza di soldi, mi è
venuta ancora di più voglia di smettere.
Per chi è messo
male, ci sono farmaci apposta come cicche e cerotti alla nicotina.
Ripeto: manca solo la forza di volontà. Se volete smettere,
mettetevelo in testa e siate pronti a soffrire un po'. Il fulcro è
capire che davvero volete smettere. E
che lo fate seriamente, per un ottimo motivo.
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by Ladro di Dati,
Scorcio nel passato
5 dicembre 2011
L'ombra del Fumo
Recentemente qualcuno mi ha detto
“finisco questo pacchetto e poi smetto”. L'ha detto a me perché
sa che io ho smesso. Forse cercava il mio consenso, la mia stima, o
un mio consiglio. Il mio consiglio è stato “non smettere così
bruscamente, non ci riuscirai. Piuttosto finisci le ultime sigarette
piano piano” “no, è meglio se la smetto subito”. Non c'è
riuscita. In realtà credo che non ci abbia nemmeno provato.
Questo evento mi ha spinto a scrivere
qualcosina sull'argomento.
Nonostante la mia età, ho fatto in
tempo a cominciare e a finire.
Dividerò quello che ho da dire sul
fumo in due post.
Nella prima parte (questo post)
scriverò come ho incominciato, le mie esperienze. Nei prossimi
giorni pubblicherò delle considerazioni generali sui danni, sul come
ho smesso, ed altro.
La mia prima sigaretta l'ho fumata per
curiosità nell'estate del 2007 (avevo 17 anni)
di nascosto, da solo, sul tetto della casa di mio zio. Mio zio era
l'unico in famiglia che ai tempi fumava. Gli ho preso una sigaretta
dal pacchetto che aveva lasciato incustodito, ho preso l'accendino e
sono salito sul tetto, dove avevo tutta la privacy che volevo.
Accendo la sigaretta. Era una Marlboro rossa. Solo molto dopo scopro
che sono piuttosto forti. Non ero capace di accenderla aspirando,
quindi la accendevo in mano. Chiudevo gli occhi per non lacrimare,
tiravo un po' senza aspirare e poi soffiavo via. Poco fastidio al
naso per l'odore, per il resto non era male. Il sapore di nicotina e
l'aroma del buon tabacco Marlboro mi piacevano (ma non troppo) per
tutto il tempo che mi rimanevano sulle papille gustative. Ma non
potevo lasciare tracce della mia azione illegale. Così bevevo un po'
di acqua, o latte, e poi mi lavavo i denti.
Piano piano
incominciavo ad abituarmi all'odore, al sapore, alle sensazioni. La
mia intenzione non era iniziare a fumare, bensì provare
l'esperienza. Dopo qualche sigaretta fumata “male” ho iniziato a
fare sul serio: aspiravo il fumo. Come tutti i non-fumatori ho
reagito tossendo. Non finivo le sigarette perché mi sembrava di
morire.
Dopo
quell'estate non ho fumato più. Fino all'anno dopo, quando dopo una
piacevole esperienza con la scuola a Barcellona decisi di non dire di
no ai compagni di classe che mi chiedevano di andare in cortile a
fumare. Al tempo, la mia risposta alla domanda “fumi?” era
cambiata da “no” a “solo se mi offrono”.
Questo implicava
non comprare pacchetti di sigarette, e fumare per il solo piacere di
farlo, o per il piacere della compagnia. O entrambi.
Ho iniziato a
notare che non fumavo con la stessa scioltezza delle altre 30 persone
che si fermavano a fumare nel cortile della scuola. Precisamente
facevo ancora fatica ad aspirare fumo. Mi dava ancora fastidio, e
soprattutto non riuscivo ad “aprire bene” i polmoni. In pratica
trattenevo il fumo in bocca per un secondo e poi aspiravo.
Per acquisire
più disinvoltura nell'atto avevo deciso di comprarmi un pacchetto da
fumare da solo a casa. Quasi come per fare pratica. Quella vera.
Un anno prima
ero rimasto impressionato da un dialogo sentito in un ristorante,
riguardo alle marche di sigarette: le Lucky Strike, si diceva, erano
le sigarette degli artisti.
Con la mia
solita curiosità avevo deciso di scegliere proprio questa marca, e
con soddisfazione scoprivo che era la miglior sigaretta che si
potesse fumare. Non credo che chi non abbia mai fumato possa capire,
ma ogni marca utilizza una varietà di tabacco e un metodo di
lavorazione tutto suo, e di conseguenza ogni sigaretta ha il suo
aroma. Ecco, il mio preferito, era quello delle Luckies,
che vanta la tostatura del tabacco.
Ancora occasionalmente, andavo in cortile a fumare, ma quando volevo
io, e senza dover farmi offrire niente. Anzi, ero io che offrivo (a
dir la verità mi scroccavano...).
Per mio sfizio avevo comprato anche un accendino Zippo Blu a gas con
fiamma concentrata¹ facendolo ordinare da uno dei pochi tabaccai che
accettavano questo tipo di ordinazioni. Successivamente anche un
accendino Zippo a benzina.
I miei Zippo sono un vanto per me, ma ora che non fumo più sono solo
il ricordo dei soldi che ho speso in quei giorni.
Se volete sapere perché ho smesso, come ho smesso ed altro,
leggete il post seguente.
¹ figata assurda: la fiamma sembra quella di una fiamma ossidrica, e
l'impressione è quella di accendersi una sigaretta con una spada
laser!
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