30 gennaio 2012

correre, correre, correre...

Una vita passata a correre, dimentichi del punto di partenza e incapaci di comprendere il motivo per cui tutto è cominciato. Ci si accorge di non essere soli, ma per lo più ognuno corre per sé stesso. Si viene superati, si cade e ci si rialza se si è abbastanza forti per farlo. E’ stancante, spossante, insostenibile. Ci si ritrova a pensare di poter smettere e arrendersi, gettarsi a terra e respirare egoisticamente più aria possibile. Ma rimane solo un pensiero e siamo ancora lì, e corriamo.
Perché?
Probabilmente per paura di ciò che potrebbe accadere se ci fermassimo. Se smettessimo forse non rimarrebbe più nulla, nemmeno quelle “stupide” cose, che di fatto sono tutto ciò che abbiamo: quell’ingannevole sensazione di arrivare, la frenetica contrazione dei muscoli, il sudore sulla fronte, il petto che si alza e si abbassa intento a ghermire avidamente aria tentando di placare il costante dolore.
Credo sia per  questo che si continua ad andare avanti: per sensazioni semplici, ormai care e vitali; per l'insopportabile paura di perderle assieme a noi stessi. E se anche non sappiamo molto di tutto il resto, sappiamo di avere questa capacità: correre. Ed è quello che facciamo ogni giorno.

28 gennaio 2012

Una vita da subacquei

Cos’è la vita se non una lunga immersione in un universo di impegni infiniti, da cui poter prendere una minima boccata d’aria solo ogni tanto? Si nasce, liberati da quella placenta in cui si era stati costretti per 9 lunghi mesi, ma che ripensandoci oggi più che una costrizione erano stati l’unico vero e prolungato momento di “respiro”. Già, perché una volta fuori, ci è concesso appena un po' di tempo per “connettere”, comunicare e interagire più o meno autonomamente con questo mondo, che via: si  viene letteralmente buttati tra le braccia di una donna  sconosciuta, con una banale scusa del tipo: “La mamma va a fare la spesa, torna subito”; e l’apnea ha inizio. E questo è solo il primo assaggio dell’incatenante routine che ci avvolgerà da lì a 60 anni. Forse.  perché se non è l’asilo sarà poi la scuola materna, le elementari e medie intervallate da:canto, ballo, sport etc. Insomma milioni di attività su attività, che sono utili, costruttive ma…pur sempre una valanga di impegni inderogabili che ci soffoca sotto una veste o un’altra, per tutta la vita. Si cresce con la convinzione che ogni attimo è collegato a qualcosa, programmato minuziosamente affinché sia possibilmente fruttifero. Questa mentalità ci si incaglia nel cervello a tal punto che quando poi, non si sa più nemmeno come, ci capita un'ora di libertà, non riusciamo ad abbandonarci ad un momentaneo nulla e ci rigiriamo le mani in una sorta di astinenza da attività, ormai probabilmente incapaci di respirare.

23 gennaio 2012

Quella ragazza intelligente


Mi guardo attorno, vedo e penso: “quella ragazza è molto brava nello studio. É intelligente e capisce tutto ciò che studia”. Ma studia, concentrandosi sul suo libro, e non pensa che c'è dell'altro.
Non considera che ci sono talmente tante altre cose da sapere, oltre che agli argomenti del suo libro di economia.
Non pensa che oltre all'enorme conoscenza dell'essere umano c'è qualcos'altro. Ovvero ciò che l'uomo ancora non può sapere.
Quella ragazza non si chiede niente sulla vita. É tanto intelligente, tanto brava nello studio, ma non si pone le domande che le persone dotate di intelligenza si fanno: perché viviamo? A quale scopo viviamo? Come vivere al meglio la nostra effimera esistenza? Come fare per vivere bene nella nostra società?

Si può ancora considerare intelligente, quella ragazza?

Chiamatemi [V]

Pare sia consuetudine iniziare con una presentazione, dunque chi sono io per non farlo? Avete già potuto notare l’aspetto assente e ritardatario del mio essere, ma per mia e vostra fortuna (o sfortuna) sono più di ciò. Sono una ragazza che si è fatta coinvolgere in questo espansivo progetto di esternazione di pensieri. Ho trovato fin dall’inizio molto stimolante la possibilità di condividere i parti della mia mente con il prossimo e perciò ho accettato di partecipare. In realtà non sono un tipo espansivo e non è da me gridare al mondo quello che penso, ma in fondo non si tratta di questo; quello che questo blog mi "chiede" di fare è semplicemente scrivere ciò che mi passa per la testa senza troppe aspettative e pregiudizi... credo di potercela fare. Dunque, eccomi qui a fare il mio ingresso nel mondo di “Inutili digressioni”; allora piacere di conoscervi e chiamatemi [V].

20 gennaio 2012

Ostentare la ricchezza, anche se non c'è.


Comprare capi d'abbigliamento costosi, di marche di alta moda, cambiarli ogni stagione (nuovi).
Usare compulsivamente iPhone, far ascoltare agli amici canzoni con il proprio iPod solo per far notare il possesso di un iPod, mettere bene in vista il nuovo orologio di una marca che NON fa orologi.
Sì. Sbandierare la ricchezza, non il semplice benessere. Il lusso, senza senso. Mera vanagloria.
E poi chiedersi come sia possibile che una persona che non ha soldi per comprare le cose veramente necessarie possa tenere al polso un orologio di D&G, noto marchio che NON fa orologi.

Voglio curiosare nella mente di coloro che fanno questo. Qual'è il motivo?

19 gennaio 2012

Il fascino dei programmi da terminale

Il fascino invincibile dei programmi da terminale.
Che belli, che emozioni. Che semplicità.
Ti fanno sentire bene quando li usi. Ti fanno sentire professionale. Un hacker.
Ma questo fascino è invincibile anche al tempo?
Forse sì. In fondo sono un po' di anni che esistono le interfacce grafiche, e i programmi in console sono ancora usati.