23 gennaio 2012

Quella ragazza intelligente


Mi guardo attorno, vedo e penso: “quella ragazza è molto brava nello studio. É intelligente e capisce tutto ciò che studia”. Ma studia, concentrandosi sul suo libro, e non pensa che c'è dell'altro.
Non considera che ci sono talmente tante altre cose da sapere, oltre che agli argomenti del suo libro di economia.
Non pensa che oltre all'enorme conoscenza dell'essere umano c'è qualcos'altro. Ovvero ciò che l'uomo ancora non può sapere.
Quella ragazza non si chiede niente sulla vita. É tanto intelligente, tanto brava nello studio, ma non si pone le domande che le persone dotate di intelligenza si fanno: perché viviamo? A quale scopo viviamo? Come vivere al meglio la nostra effimera esistenza? Come fare per vivere bene nella nostra società?

Si può ancora considerare intelligente, quella ragazza?

6 commenti:

  1. Non ho molto da commentare in merito: una persona così descritta è semplicemente ottusa. Non ci sono vie di mezzo, non c'è intelligenza, in quanto intelligenza è elasticità, curiosità, dinamicità, ampiezza di pensiero. Una persona davvero intelligente soffre lo studio coi paraocchi, si sente oppressa dai paletti che vengono imposti dalla materia, vede tutti i sentieri che si diramano dal soggetto e prima o poi cede e li segue, lasciando al libro il tempo che trova. Le persone più intelligenti che conosco (due delle quali probabilmente leggeranno questo commento) non hanno mai brillato nello studio, un po' come me sono sempre riuscite a conseguire risultati più o meno brillanti vivendo esclusivamente della rendita della propria materia grigia, senza spendere un solo minuto più di quanto fosse strettamente necessario a studiare uno sterile argomento. Con queste persone, tra l'altro, sono riuscito a intavolare i dialoghi più veri e sinceri che ricordi, a prescindere dalla profondità o cultura che trattavano (a volte c'era, a volte no), e, soprattutto, a prescindere dal canale, a dimostrazione del fatto che l'essenza di una persona traspare in ogni circostanza, che sia davanti a un McChicken o a una tastiera.

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  2. Mi sei sembrato troppo duro con quella ragazza. In fondo è inconsapevole, inconscia della sua (relativa) ignoranza. E ignoranza è un termine ben scelto perché voglio sottolineare il suo "ignorare" ciò che c'è oltre il suo libro di economia. Poi possiamo porci il problema della definizione di intelligenza: se fosse davvero intelligente andrebbe meno bene nello studio, perché la sua sete di conoscenza la porterebbe a cercare informazioni non pertinenti con il suo ambito di studio. E ogni tanto solleverebbe lo sguardo dal libro, pensando "vorrei leggermi un altro libro".

    PS: cos'è un McChicken?

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  3. L'essere categorico fa parte della mia natura, mi è già capitato altre volte di trovarmi in situazioni di pensiero simili, ovvero a dare un giudizio senza "applicare" il contesto, ma questo è il mio modo di pensare: le circostanze non attenuano o modificano la realtà, nel caso specifico che quella ragazza non sia consapevole della sua condizione non cambia il fatto che sia limitata, al limite lo spiega, ma ci si ferma lì.
    Un'analisi che un esterno potrebbe fare è chiedersi se quel suo modo di "studiare", inteso come di vivere (di solito è un'attitudine che si applica sempre, non solo nello studio) è causa o conseguenza del suo essere chiusa (leggasi: ottusa), possono essere entrambe: magari è una persona consapevole di non avere le doti necessarie per brillare senza tutta la base di studio (conseguenza), o magari più semplicemente "è così e basta", c'è anche, purtroppo, chi viene educato allo studio passivo, allo studio come fine, che punta al voto, al numero più alto disponibile, senza realmente dare un peso ai contenuti (causa).
    In entrambi i casi, è l'indifferenza il sentimento prevalente. Persone del genere non hanno motivo di incrociare la mia strada (inteso come esistenza personale), non voglio avere nulla a che spartire con chi non usa la testa in modo autonomo, anche se questo significa contraddire o ribellarsi. Credo che per me l'esempio più concreto di questo concetto sia stato il rapporto con la prof di inglese alle superiori: sono sempre stato il migliore nella lingua, ero sempre uno o svariati passi avanti agli altri, e la modesta intelligenza che mi ritrovo mi ha sempre concesso di assorbire anche i contenuti in modo piuttosto rapido e indolore; questa mia fortuna non le è mai andata giù, e per i 3 anni di insegnamento ha sempre provato, con le buone (poco) e con le cattive (molto) a impormi il suo metodo, il suo stile, il suo studio. Inutile dire che ha fallito ogni suo tentativo, pure al costo di qualche voto meno che mediocre, il tutto chiaramente fino al giorno in cui sono stato il suo unico allievo a conseguire il CAE, ad oggi il mio miglior successo: ho saputo esprimere le mie qualità e conoscenze in barba a quello che "il sistema" voleva da me, a dimostrazione del fatto che lo studio e l'intelligenza raramente vanno di pari passo, e anzi spesso sono inversamente proporzionali.
    Scusa la divagazione, volevo esprimere un concetto un po' più ampio del binomio studio-libro, anche se un estrema sintesi ci si può ricondurre.

    PS: http://monashuniwaterpolo.asn.au/wp-content/uploads/mcchicken-meal-i8.jpg

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  4. ammazza quanto scrivi giovanni quando trovi spunto.

    in generale avrai sicuramente ragione. l'intelligenza è un qualcosa di molto vasto in realtà: è una sorta di attitudine alla comprensione e si diversifica dato che ci sono campi di apprendimento molto differenti fra loro.
    un parametro molto più attendibile credo sia la curiosità, quella che giovanni considera intelligenza, ossia il desiderio di capire il perché.
    Questa è sete di conoscenza. una persona che diventa brava in un'unica materia, approfondisce un unico argomento, è incompleta e la sua intelligenza limitata ad un unico campo. è come una matrice 20 per 20 con tutti valori nulli tranne un 100 in una coordinata qualunque.

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  6. se parliamo di limitatezza allora parliamo dell'uomo, che per quanto possa ostentare intelligenza, rimane pur sempre vincolato ad un inguaribile incompletezza. considerando ciò non trovo così terrificante l'idea di concentrare il proprio cammino, le proprie energie su qualcosa di definito, specifico; anzi questa è forse una via piuttosto intelligente, che permette a chi la segue di raggiungere una conoscenza più completa di chi divagasse alla rinfusa tra svariate materie.

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