2 dicembre 2012

Chiamate perse


Il registro chiamate del mio cellulare è pieno di chiamate perse.
Sono io che non rispondo.
Che mi succede?

22 giugno 2012

Immaginate un bambino all'asilo...

Ecco, immaginate un bambino all'asilo con bambini cinesi, africani, boliviani.
Immaginate quel bambino con un'età di una sola cifra.
Come fa un bambino a CAPIRE la differenza tra un bambino bianco e uno con una carnagione leggermente più scura? Quale differenza può esserci tra quel bimbo e un altro che ha passato un mese in spiaggia, sotto il sole?

Arriva il papà a prendere il bambino. «Vedi quello là? È cinese». Lui lo guarda, come si guarda una notizia senza significato.

24 maggio 2012

Perché ho perso interesse nell'università?


Se mi fossi iscritto al corso quando avevo 16 anni, avrei mangiato libri, professori, altri studenti, computer e i tutor, avrei consumato le sedie, i banchi, i tasti della tastiera e le mie corde vocali.
Ora invece sono qui a scrivere perché non ho voglia di andare a lezione domani, e mi chiedo perché.
Ho scelto quello che volevo, l'ho scelto perché il mio interesse mi spingesse a studiare e sbattermi per stare seduto per 4 ore davanti ad una lavagna.
Però non sembra valere più. Mi sembra di non avere più lo stimolo. E mi chiedo perché.
Non c'è più neanche la gente simpatica che mi teneva compagnia durante le pause. Ma non dovrebbe importarmi. E quindi perché ho perso interesse?


Può essere che sia solo demoralizzato perché non riuscirò mai a dare gli esami di matematica?

11 maggio 2012

Beffata

Davanti alla scrivania. L'odore caldo e rassicurante di fragole e ciliegie proveniente dalla tisana al lato dello schermo. Pensiero di una giornata ostile ormai trascorsa. Una di quelle giornate in cui sembra che tutto e tutti ce l'abbiano con te, il mondo, gli elementi e le persone complottano contro una tua possibile e fragile stabilità. Ripensando a quei momenti,mentre affrontavo, una sberla dopo l'altra,il cattivo gusto della vita, invade la mia mente una grossa, grassa figura che scompostamente se la ride, senza alcun ritegno, e con un'enorme e snervante faccia tosta.
Perchè un volto? Perchè qualcuno ?
Ho bisogno di pensare che ci sia una mente dietro tutto ciò, per incolpare qualcuno, per credere che ci sia un senso, e non siano solo una serie di sfortunati eventi. Non accetto che, semplicemente, il mondo vada così, la vita sia così...Non voglio sentirmi impotente di fronte agli eventi.
Eppure quel faccione antipatico è solo nella mia testa e non avrò nessuno con cui confrontarmi quando domani succederà ancora. (beffata..)

10 aprile 2012

Proteggi il passato

Sono passati mesi da quanto mi ero prefisso l'obbiettivo di trascrivere tutti gli SMS in un file di testo, per non perderli in caso di passaggio di cellulare.
Sono passati mesi, e non l'ho fatto.
Ora sto scaricando 25 GB (venticinque!) di videogame e mancano meno di 2 ore al completamento.
Mi metto al lavoro.

Chissà se sono un nostalgico.

30 marzo 2012

La mia cena, secondo la legge del più forte


Con tutta la semplicità che riesco a trovare in me: se su questo pianeta la legge del più forte fosse in vigore anche per gli esseri umani, io sarei morto.
Davvero. Non sprecatevi in frasi consolatorie e simili, la questione è semplice e immediata: io sono uno di quegli esemplari non ben formati che diventano la cena di qualche altro animale predatore. Così come vuole la natura. Così come vuole la legge del più forte. Così come vuole selezione naturale.
Io non dovrei vivere.

Per fortuna (sfortuna) viviamo una una società civile (davvero?) che è ben lontana dall'essere preda di qualche grande carnivoro.

Oddio, rimangono ancora gli uomini!

26 marzo 2012

Immaginario 2: Integro


Non ricordo se era una scena di una commedia italiana, o un pezzo di una canzone di Elio e le storie tese, o una scena di un film Woody Allen, ma ripensavo a questa cosa:
“...Mi hanno tirato un pugno in faccia. Ho un occhio nero e soffrirò un po' per qualche giorno, però sono integro. Moralmente. Mentre lui, quando questa sera si sdraierà sul letto, ripenserà a quel tizio a cui ha tirato un pugno e si pentirà. Forse.”
Ecco, non è una citazione testuale, non me la ricordo bene. Non sono sicuro che il messaggio sia passato a voi, quindi vi espliciterò il senso: si vuole ironizzare su quei poveri sfigati che, subita una prepotenza, pensano che chi ha usato violenza si penta o si senta in colpa.
E ovviamente non succede.
Chi rapina le vecchiette o ruba i portafogli sugli autobus non si pente. Magari lo fanno da così tanto che neanche ci pensano più. Piuttosto saranno contenti dei soldi che avranno trovato, e di ciò che si compreranno con quei soldi.

Da questa idea, mi scaturisce il dialogo.
Ve lo inserisco nel contesto: la scena è occupata da me e da qualcuno che cerca di consolarmi. Io sono fortemente avvilito per la recentissima rapina che ho subito. In uno scambio di battute precedenti ho detto che avrei dovuto reagire, magari facendomi ferire, ma almeno avrei potuto (chissà) evitare di ritrovarmi con le tasche vuote, mostrando un certo senso di colpa.

– Non sei tu a doverti sentire in colpa, ma loro! Sono loro che sono dei criminali, sono loro che hanno fatto una cosa moralmente...
– Beh, a quanto pare non sembravano molto contrariati riguardo quello che stavano facendo. L'hanno fatto! E il problema, di nuovo, e che avrei potuto impedirglielo.
– Senti, non sei tu che devi sentirti in colpa, ma loro.
– Ma loro non sono esseri umani, io sì!

22 marzo 2012

Dovremmo essere tutti agnostici


Ho raggiunto una sconvolgente consapevolezza.

Io sono notoriamente ateo.
Sono piuttosto aspro con i credenti, ma solo perché noto in loro il rifiuto al ragionamento, al confronto, al dialogo costruttivo. E non lo sopporto.
Se costoro mi rispondessero con adeguate argomentazioni e motivazioni, rispetterei il loro credo tanto quanto rispetterei un ateo.

Si basa tutto sulle argomentazioni.
Un credente non può dire che Dio esiste. Non ha argomentazioni per provare la sua esistenza.
Però un ateo ha lo stesso problema: non può portare argomentazioni valide per provare la non-esistenza di Dio.

Per quanto abbia provato a contestare i credenti (i Cristiani sono il mio bersaglio preferito) mi sono sempre ritrovato a pensare che non potevo convincerli della non-esistenza del loro Dio perché non avevo prove per dire una cosa del genere.
O meglio: potevo muovere una marea di critiche alla religione, contestare mille comportamenti e costumi religiosi che non hanno niente a che vedere con Dio, ma niente di tutto questo è a sostegno della mia (chiamiamola così) tesi d'ateismo.

In pratica, la verità è nel mezzo.
Tu, uomo credente, non puoi dire che Dio esiste.
Tu, uomo ateo, non puoi dire che Dio non esiste.
(Schrödinger può dire che Dio è metà vivo e metà morto)

Dunque la posizione dell'agnostico è quella giusta. Non avendo prove dell'esistenza, può dire “per ora non credo, poi in caso di prove future, crederò”.

Dovremmo tutti essere agnostici, e essere pronti, un giorno, a dire che crediamo.


[Extra]
[A me piace definire l'agnosticismo con: “Nel dubbio, non credo”.]
[ADORO parlare di religione. Su due piedi mi verrebbe da dire che è uno degli argomenti più interessanti di cui parlare.]
[Nonostante tutto, rimango ateo. Lo so, ho appena detto che è sbagliato, ma continuo a credere che non esista nessuna entità divina.]

9 marzo 2012

Le parole sono preziose


Se fossi ancora adolescente avrei la forza di fare voto di silenzio, e parlare solo con chi ritengo meritevole.
Sarebbe una situazione curiosa, perché per capire chi è all'altezza delle mie parole avrei bisogno di tempo, e avrei bisogno di fare domande persuasive.
Senza fortuna nel trovare qualcuno paziente con me, sarei potuto rimanere muto.
O peggio, potrei parlare e dire un sacco di stronzate.¹




¹ avete notato il tempo verbale? No, non ho sbagliato, l'ho scelto appositamente.

8 marzo 2012

Io ho paura..

Spesso mi capita di avere paura, cosa del tutto  umana e normale per chi ha qualcosa da perdere.Dicono. E' una sensazione spiacevole, accompagnata per lo più da un senso di scocciante impotenza.
Mi angoscia il solo pensiero di perderle. Perdere le cose che ho. Senza di esse non sarei più io, credo che il mio essere vi si sia talmente unito, da sentirsi solido, stabile solo con loro. Sono parte di me.

Probabilmente non sono mai bastata a me stessa, e non credo ci sia qualcosa di sbagliato in questo.Vorrei dare il giusto  valore a ciò che ho costruito, a ciò che mi è fortuitamente capitato; alle cose belle che ho. Non so mai se lo faccio abbastanza e a volte ho paura che questo le possa far allontanare.Parlo in particolare dei legami che ho stretto,  del loro essere vitali e imprescindibili e di una mia possibile ed imperdonabile mancanza nei loro confronti.

Allora mi ritrovo a dare alla vita un ulteriore volto, quello della paura.
 Per vivere ci servono cose. Nel nostro passaggio prendiamo, costruiamo e ci creiamo cimeli, ricchezze materiali e non. Segno del nostro passaggio, segno di qualcuno che grida di esserci stato, segno di noi stessi.
E inevitabilmente ci ritroviamo circondati da piccoli parti della nostra natura, del nostro lavoro, della nostra fatica, del nostro essere 'animali sociali'.Vita è anche, soprattutto, ciò a cui il nostro essere da forma, trova, e si unisce.

Ognuno, alla fine, che lo ammetta oppure no, si ritrova ad  avere qualcosa. Ed è così che ci freghiamo, perchè quando si è nella condizione di possedere, ci si ritrova nella condizione di poter perdere.  
Così comincia la paura, ed è inevitabile, soprattutto quando si parla di persone; quando hai un legame le variabili di perdita si moltiplicano, perchè non sei solo tu a decidere, e le conseguenze di ciò che fai sono ancor più imprevedibili.

Antipatica, appiccicosa, amara, dolorosa PAURA!Non mi permetti di godere pienamente della mia felicità, di ciò che ho! Ti sento latente, vicina respirare in un sonno sempre troppo leggero.Ti odio ma riconosco in te il sapore della ricchezza. Inconfondibile richiamo: " attenta a ciò che hai", "accorgiti di ciò che hai", "curati di ciò che hai". Perchè ho ancora qualcosa da perdere e finchè ti sentirò sulla lingua, saprò anche di avere, e di poter fare ancora qualcosa per mantenere.

6 marzo 2012

Immaginario 1: Povero


Vorrei non dover scrivere queste parole per spiegare questa nuova forma, ma temo di non essere capito.
"Dialoghi immaginari" è abbastanza auto-descrittivo? Mi sono spiegato abbastanza?



– Come va?
– Mi sento povero
– Povero? Perché?
– Mi manca il sapere. So poche cose. Vorrei sapere di Socrate, Platone, Seneca. Anche di Eulero, di Gauss, di Gödel. Vorrei sapere come funziona un corpo umano, vorrei sapere cos'è la materia, vorrei capire la relatività.
– Beh, io so alcune di queste cose, e ti dico che non ti serve sapere tutto questo.
– Non è vero. A me serve.
– No, non serve.
– Ok, potrebbe non servirmi. Ma per non sentirmi povero dovrei almeno saper fare bene qualcosa. Non so, essere bravo a programmare... O qualcosa che non riguardi il lavoro, come essere capace a parlare...



Visto il mio precedente post, non dev'essere difficile identificare quale tra i due sono io.

Un nuovo nome sul fronte orientale


Cambio identità.
Sarò stato abituato male, ma a me piace cambiare nome. Forse perché il mio nome di battesimo non mi è mai piaciuto...
Ora sono il Ladro di Dati.

Finalmente un nome un po' più preciso nel descrivermi.
La prima cosa che potreste pensare nella prima lettura del nome è che vado in giro a rubare i pen drive, o che me ne sto a casa con 4 computer che cercano di crackare un sistema informatico.
Ok, ammetto che la seconda ipotesi sia una mia piccola ambizione (legata alla mia voglia di sperimentare, cosa credete. Non avete mai sentito parlare di etica hacker?), ma ciò che mi ha ispirato è un'altra cosa.
Mi sono ricordato che nella mia fase pre-adolescenziale avevo maturato una certa curiosità, avevo imparato a chiedere, e scoprivo di cos'era fatto il mondo. E più ne scoprivo, più mi interessavo, più lo apprezzavo, più ne rimanevo affascinato. Più ne volevo.

Sono ben lontano dal possedere l'intero sapere umano, e ben lontano dall'avere le capacità anche solo per provarci. Però ritengo di fondamentale importanza, per la mia vita, avere quante più informazioni.
Non sono solo “curioso”, io vorrei vantarmi del contenuto della mia mente, condividerlo e farne un uso intelligente, ossia il miglior uso che la mia stessa conoscenza può permettermi.

Dunque i dati sono il mio oggetto feticcio. Io voglio le informazioni, desidero conoscenza, bramo il sapere.
Ladro può lasciare intendere quanto sono disposto a dare/fare per arrivare a ciò che voglio sapere. Come potete pensare che una cosa immateriale come un concetto possa essere rubata?
Ladro perché posso andare in giro (virtualmente) a cercare le mie informazioni, e quando le trovo, me ne impossesso.

È esattamente questo che significa Ladro di Dati: un signore che si impossessa di sapere.

23 febbraio 2012

Ho scoperto una cura


No, non è vero.
Non è una cura.
CREDEVO di aver scoperto una cura... in realtà è un come un farmaco generico che agisce sulla percezione dei sintomi: nasconde i dolori, ma non guarisce.


La malattia è la vita. Ovvero: la sofferenza che è la vita.
Sicuramente chi leggerà interpreterà questa frase come “le sofferenze che ti da la vita”. Invece intendo che la vita stessa è sofferenza

Per quella che suppongo sia pura fortuna, ho conosciuto una ragazza.
Per quella che suppongo sia una strafottutissima fortuna spacciata, ha molte delle caratteristiche che vorrei da una persona con cui devo passare molto tempo.²
Sono stato catturato da questa persona. Nel tempo speso insieme ho dimenticato moltissime mie sofferenze. Tanto che ho creduto di essere guarito dal mio stato di depressione/tristezza/amarezza/acidità/boh. Credevo di aver trovato la cura.

Alcuni eventi brutti però mi hanno riportato coi piedi per terra e a sbattere il naso contro la verità.
Stavo ancora male. Solo che non ci pensavo.
Non avevo tempo di pensarci. (O per chi crede all'indipendenza dell'inconscio rispetto al conscio: non volevo pensarci.)


Dunque ho realizzato che neanche il rapporto amoroso (??) è la cura alla mia sofferenza.
È solo un palliativo. Un analgesico. Una distrazione.


Continuerò a fare ricerca in questo campo. La pista che seguirò riguarda l'auto-convinzione che i sintomi della sofferenza in realtà non sono così gravi. E che non è quindi necessario soffrire.




¹ avrò modo di spiegarmi meglio in un post apposito, parlerò di ciò che è la vita per me, perché la considero una sequenza di giorni di sofferenza. Per adesso cercate di capirmi con questo breve stralcio: “Intendiamoci: sei costretto a vivere una vita che non hai chiesto, nel modo che ti dice qualcun altro, e con le caratteristiche [fisiche] che non hai potuto scegliere. Non è un granché, vero?”

² uhm... lo scrivo in una nota perché non sono molto bravo in queste descrizioni.. inoltre mi sembra che quello che sto per scrivere devii troppo dall'argomento di cui scrivo.
Questa ragazza è la mia fidanzata. Intelligente, comprensiva, amorevole, disposta a dialogare e abbastanza colta. E soprattutto è in grado di rispondere a tutta la mia curiosità.

14 febbraio 2012

Salutatemi San Valentino

Promemoria che ricordano che il 14 febbraio è San Valentino.
(allarmismo, panico, corse e ansia. spesa.)
Non sia mai che il vostro partner si dimentichi di voi.
Bisogna RINNOVARE IL CONTRATTO.

13 febbraio 2012

Ho mentito a mio zio!


Mio zio è l'elemento meglio riuscito della famiglia. Si è diplomato a pieni voti in un istituto tecnico commerciale, si è laureato a pieni voti in economia e commercio all'università Cattolica di Milano, ha un'importante interesse (e talento) in musica classica, tanto da essere convocato in un coro rinomato nell'ambiente. Attualmente lavora come junior manager in una nuova banca italiana, ed è un ruolo notevole considerata la sua età. Avrà trent'anni, toh.
Tutti lo stimano in famiglia. Tutti ascoltano quando parla, e molti rimangono anche impressionati da alcune sue esperienze e conoscenze.

In una delle poche volte che mi ha rivolto la parola mi ha chiesto dell'università, delle mie impressioni sull'ambiente e sull'aria che si respira, e ovviamente la consueta “come va lo studio/gli esami?”.
Poi mi ha parlato dell'importanza di avere un “gruppo di studio”. Poteva usare l'espressione “gruppo di amici con cui studiare”, ma non l'ha fatto.
– Tu hai un gruppo di studio?
Si, io e qualche amico ci fermiamo ogni tanto dopo le lezioni a confrontarci sulle lezioni più difficili della giornata.
Bene. Avere un gruppo di studio è importantissimo.

Come enfatizza lui le cose importanti, non lo fa nessuno. Ha un suo modo particolare di farlo, che sembra calmo ma al tempo stesso molto coinvolto. Mi ha conturbato.

Gli ho detto che avevo un gruppo... ma... l'avevo l'anno scorso (io e altre 3 matricole ci siamo fermati meno di una decina di volte a studiare, o con l'intenzione di farlo); quest'anno non succede. Quest'anno non c'è nessuno, quest'anno ho solo un paio di conoscenti (vicini di sedia) che vedo anche piuttosto raramente, e che non sembrano molto disposti a rimanere più del dovuto in università. Figuriamoci per studiare.

Dunque non l'ha detto esplicitamente, ma ha fatto intendere che parte del merito dei suoi risultati è dovuto al gruppo di studio. E cavolo, se uno come lui ha ricevuto molto dal gruppo di studio, allora deve essere una cosa seria!
E io studio sempre da solo, a casa. E neanche abbastanza frequentemente!

È come se avessi mentito.
Ho mentito.
COME HO POTUTO MENTIRE AD UN MEMBRO COSÌ RISPETTABILE DELLA MIA FAMIGLIA?!?

12 febbraio 2012

L'altruismo è vietato in questa società


Questo è un post provocato e rivolto ad un mio amico, che sostiene che non ci sia spazio per la carità, la pietà, l'altruismo.
Bisogna sempre pensare a se stessi. La frase ricorrente che lui usa per giustificare questo stile di vita è “tutti vogliono mettertelo nel culo, fai in modo che non ci riescano”.
In pratica, se sei gentile, buono e accondiscendente qualcuno ne approfitterà per fare i propri interessi, a scapito dei tuoi.
“Bisogna essere stronzi, nella vita” è una frase estremamente ricorrente. Non solo nel mio amico. Il mondo esige concorrenza tra gli uomini, esige che gli uomini si confrontino, si scontrino, si combattano. L'esempio a cui non so controbattere riguarda il lavoro: “Se non sei almeno un po' stronzo sul lavoro, come puoi pensare di fare carriera, o addirittura di essere assunto in una impresa prestigiosa?”. Già, come? Non so, mi verrebbe da dire: “col merito”. Ma magari sono solo un illuso che pensa che un datore di lavoro sia più interessato alle doti che al carattere prepotente dei suoi dipendenti.
E se sono davvero un illuso, allora dovete spiegarmi a cosa potrebbe servire l'aggressività sul posto di lavoro. Io non riesco ad immaginarmi una situazione reale in cui possa essere più conveniente essere stronzi piuttosto che dimostrare di essere meritevoli.
Mi rivolgo a coloro che lavorano: in quale occasione una bastardata può essere utile?

Se il mondo fosse dominato dalla regola “il più stronzo arriva più in alto”, tutti i dirigenti sarebbero degli arroganti incapaci.

2 febbraio 2012

Blog

Una breve analisi.


Non mi piace quello a cui sono arrivato.








PS: i post seri arriveranno tra poco ;)

1 febbraio 2012

Inaugurazione

Mi è stato fatto un bellissimo regalo a natale: una tavoletta grafica Wacom.
Non ho avuto tempo per divertirmi con questo strumento, e neanche di prenderci la mano.
Oggi, però, mi sono preso una pausa (non autorizzata) dallo studio e mi sono messo ad esercitarmi.
Come primo lavoro ho rifatto in digitale una cosa che avevo disegnato a mano molti anni fa, e che avevo scannerizzato con lo scopo di rifarlo per bene, un giorno.
Quindi la tavoletta è stata ufficialmente inaugurata.
E già che ci sono, inauguro anche due etichette: vanto d'artista e tavoletta grafica. Con la prima voglio segnare i lavori in generale che mi escono dalla mente sotto forma di immagini, ma che per la produzione non è stata utilizzata la tavoletta, per esempio foto, fotomontaggi, immagini con testi.
Con la seconda identificherò tutti i lavori che sono stati creati con l'ausilio della penna.
D'ora in poi cercherò di mettere i tag/argomenti/etichette ad ogni post.

Ah, volete vedere il risultato?
I LOVE NO ;)

Prossimamente vedrete la nuova firma (se si può mettere, se riesco a farla bella) e il nuovo banner di Inutili Digressioni. E magari un nuovo sfondo.

30 gennaio 2012

correre, correre, correre...

Una vita passata a correre, dimentichi del punto di partenza e incapaci di comprendere il motivo per cui tutto è cominciato. Ci si accorge di non essere soli, ma per lo più ognuno corre per sé stesso. Si viene superati, si cade e ci si rialza se si è abbastanza forti per farlo. E’ stancante, spossante, insostenibile. Ci si ritrova a pensare di poter smettere e arrendersi, gettarsi a terra e respirare egoisticamente più aria possibile. Ma rimane solo un pensiero e siamo ancora lì, e corriamo.
Perché?
Probabilmente per paura di ciò che potrebbe accadere se ci fermassimo. Se smettessimo forse non rimarrebbe più nulla, nemmeno quelle “stupide” cose, che di fatto sono tutto ciò che abbiamo: quell’ingannevole sensazione di arrivare, la frenetica contrazione dei muscoli, il sudore sulla fronte, il petto che si alza e si abbassa intento a ghermire avidamente aria tentando di placare il costante dolore.
Credo sia per  questo che si continua ad andare avanti: per sensazioni semplici, ormai care e vitali; per l'insopportabile paura di perderle assieme a noi stessi. E se anche non sappiamo molto di tutto il resto, sappiamo di avere questa capacità: correre. Ed è quello che facciamo ogni giorno.

28 gennaio 2012

Una vita da subacquei

Cos’è la vita se non una lunga immersione in un universo di impegni infiniti, da cui poter prendere una minima boccata d’aria solo ogni tanto? Si nasce, liberati da quella placenta in cui si era stati costretti per 9 lunghi mesi, ma che ripensandoci oggi più che una costrizione erano stati l’unico vero e prolungato momento di “respiro”. Già, perché una volta fuori, ci è concesso appena un po' di tempo per “connettere”, comunicare e interagire più o meno autonomamente con questo mondo, che via: si  viene letteralmente buttati tra le braccia di una donna  sconosciuta, con una banale scusa del tipo: “La mamma va a fare la spesa, torna subito”; e l’apnea ha inizio. E questo è solo il primo assaggio dell’incatenante routine che ci avvolgerà da lì a 60 anni. Forse.  perché se non è l’asilo sarà poi la scuola materna, le elementari e medie intervallate da:canto, ballo, sport etc. Insomma milioni di attività su attività, che sono utili, costruttive ma…pur sempre una valanga di impegni inderogabili che ci soffoca sotto una veste o un’altra, per tutta la vita. Si cresce con la convinzione che ogni attimo è collegato a qualcosa, programmato minuziosamente affinché sia possibilmente fruttifero. Questa mentalità ci si incaglia nel cervello a tal punto che quando poi, non si sa più nemmeno come, ci capita un'ora di libertà, non riusciamo ad abbandonarci ad un momentaneo nulla e ci rigiriamo le mani in una sorta di astinenza da attività, ormai probabilmente incapaci di respirare.

23 gennaio 2012

Quella ragazza intelligente


Mi guardo attorno, vedo e penso: “quella ragazza è molto brava nello studio. É intelligente e capisce tutto ciò che studia”. Ma studia, concentrandosi sul suo libro, e non pensa che c'è dell'altro.
Non considera che ci sono talmente tante altre cose da sapere, oltre che agli argomenti del suo libro di economia.
Non pensa che oltre all'enorme conoscenza dell'essere umano c'è qualcos'altro. Ovvero ciò che l'uomo ancora non può sapere.
Quella ragazza non si chiede niente sulla vita. É tanto intelligente, tanto brava nello studio, ma non si pone le domande che le persone dotate di intelligenza si fanno: perché viviamo? A quale scopo viviamo? Come vivere al meglio la nostra effimera esistenza? Come fare per vivere bene nella nostra società?

Si può ancora considerare intelligente, quella ragazza?

Chiamatemi [V]

Pare sia consuetudine iniziare con una presentazione, dunque chi sono io per non farlo? Avete già potuto notare l’aspetto assente e ritardatario del mio essere, ma per mia e vostra fortuna (o sfortuna) sono più di ciò. Sono una ragazza che si è fatta coinvolgere in questo espansivo progetto di esternazione di pensieri. Ho trovato fin dall’inizio molto stimolante la possibilità di condividere i parti della mia mente con il prossimo e perciò ho accettato di partecipare. In realtà non sono un tipo espansivo e non è da me gridare al mondo quello che penso, ma in fondo non si tratta di questo; quello che questo blog mi "chiede" di fare è semplicemente scrivere ciò che mi passa per la testa senza troppe aspettative e pregiudizi... credo di potercela fare. Dunque, eccomi qui a fare il mio ingresso nel mondo di “Inutili digressioni”; allora piacere di conoscervi e chiamatemi [V].

20 gennaio 2012

Ostentare la ricchezza, anche se non c'è.


Comprare capi d'abbigliamento costosi, di marche di alta moda, cambiarli ogni stagione (nuovi).
Usare compulsivamente iPhone, far ascoltare agli amici canzoni con il proprio iPod solo per far notare il possesso di un iPod, mettere bene in vista il nuovo orologio di una marca che NON fa orologi.
Sì. Sbandierare la ricchezza, non il semplice benessere. Il lusso, senza senso. Mera vanagloria.
E poi chiedersi come sia possibile che una persona che non ha soldi per comprare le cose veramente necessarie possa tenere al polso un orologio di D&G, noto marchio che NON fa orologi.

Voglio curiosare nella mente di coloro che fanno questo. Qual'è il motivo?

19 gennaio 2012

Il fascino dei programmi da terminale

Il fascino invincibile dei programmi da terminale.
Che belli, che emozioni. Che semplicità.
Ti fanno sentire bene quando li usi. Ti fanno sentire professionale. Un hacker.
Ma questo fascino è invincibile anche al tempo?
Forse sì. In fondo sono un po' di anni che esistono le interfacce grafiche, e i programmi in console sono ancora usati.