28 gennaio 2012

Una vita da subacquei

Cos’è la vita se non una lunga immersione in un universo di impegni infiniti, da cui poter prendere una minima boccata d’aria solo ogni tanto? Si nasce, liberati da quella placenta in cui si era stati costretti per 9 lunghi mesi, ma che ripensandoci oggi più che una costrizione erano stati l’unico vero e prolungato momento di “respiro”. Già, perché una volta fuori, ci è concesso appena un po' di tempo per “connettere”, comunicare e interagire più o meno autonomamente con questo mondo, che via: si  viene letteralmente buttati tra le braccia di una donna  sconosciuta, con una banale scusa del tipo: “La mamma va a fare la spesa, torna subito”; e l’apnea ha inizio. E questo è solo il primo assaggio dell’incatenante routine che ci avvolgerà da lì a 60 anni. Forse.  perché se non è l’asilo sarà poi la scuola materna, le elementari e medie intervallate da:canto, ballo, sport etc. Insomma milioni di attività su attività, che sono utili, costruttive ma…pur sempre una valanga di impegni inderogabili che ci soffoca sotto una veste o un’altra, per tutta la vita. Si cresce con la convinzione che ogni attimo è collegato a qualcosa, programmato minuziosamente affinché sia possibilmente fruttifero. Questa mentalità ci si incaglia nel cervello a tal punto che quando poi, non si sa più nemmeno come, ci capita un'ora di libertà, non riusciamo ad abbandonarci ad un momentaneo nulla e ci rigiriamo le mani in una sorta di astinenza da attività, ormai probabilmente incapaci di respirare.

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