13 febbraio 2012

Ho mentito a mio zio!


Mio zio è l'elemento meglio riuscito della famiglia. Si è diplomato a pieni voti in un istituto tecnico commerciale, si è laureato a pieni voti in economia e commercio all'università Cattolica di Milano, ha un'importante interesse (e talento) in musica classica, tanto da essere convocato in un coro rinomato nell'ambiente. Attualmente lavora come junior manager in una nuova banca italiana, ed è un ruolo notevole considerata la sua età. Avrà trent'anni, toh.
Tutti lo stimano in famiglia. Tutti ascoltano quando parla, e molti rimangono anche impressionati da alcune sue esperienze e conoscenze.

In una delle poche volte che mi ha rivolto la parola mi ha chiesto dell'università, delle mie impressioni sull'ambiente e sull'aria che si respira, e ovviamente la consueta “come va lo studio/gli esami?”.
Poi mi ha parlato dell'importanza di avere un “gruppo di studio”. Poteva usare l'espressione “gruppo di amici con cui studiare”, ma non l'ha fatto.
– Tu hai un gruppo di studio?
Si, io e qualche amico ci fermiamo ogni tanto dopo le lezioni a confrontarci sulle lezioni più difficili della giornata.
Bene. Avere un gruppo di studio è importantissimo.

Come enfatizza lui le cose importanti, non lo fa nessuno. Ha un suo modo particolare di farlo, che sembra calmo ma al tempo stesso molto coinvolto. Mi ha conturbato.

Gli ho detto che avevo un gruppo... ma... l'avevo l'anno scorso (io e altre 3 matricole ci siamo fermati meno di una decina di volte a studiare, o con l'intenzione di farlo); quest'anno non succede. Quest'anno non c'è nessuno, quest'anno ho solo un paio di conoscenti (vicini di sedia) che vedo anche piuttosto raramente, e che non sembrano molto disposti a rimanere più del dovuto in università. Figuriamoci per studiare.

Dunque non l'ha detto esplicitamente, ma ha fatto intendere che parte del merito dei suoi risultati è dovuto al gruppo di studio. E cavolo, se uno come lui ha ricevuto molto dal gruppo di studio, allora deve essere una cosa seria!
E io studio sempre da solo, a casa. E neanche abbastanza frequentemente!

È come se avessi mentito.
Ho mentito.
COME HO POTUTO MENTIRE AD UN MEMBRO COSÌ RISPETTABILE DELLA MIA FAMIGLIA?!?

5 commenti:

  1. Ci sarebbero tante considerazioni da fare, a partire dalla prima, "sii chi sei, non chi gli altri si aspettano", fino al più classico "le bugie hanno le gambe corte" (che è praticamente la stessa cosa), ma preferisco soffermarmi su una meno immediata: è così importante "riuscire"? O meglio, cosa vuol dire "riuscire", chi è che "riesce"? Perchè Bill Gates dovrebbe essere più riuscito di uno qualunque dei milioni di piccoli imprenditori, o l'attuale Papa più di un anonimo missionario che ha sputato sangue per un ideale in cui credeva? La questione che mi preme è: cos'ha questo tuo zio che gli ammiri? Una posizione? Una laurea? Un nome? Embè?, ti dico io. È questo che conta? È a questo che miri, è questo che desideri dal tuo futuro?
    Se non prendo un granchio colossale siamo in una situazione simile, tu ed io: abbiamo un ambiente familiare fortunato, la possibilità di stare bene, togliersi anche qualche sfizio. Questa fortuna nasce dall'impegno e dai risultati dei nostri genitori, ma quando guardo alla loro storia, e a dove li ha portati, mi chiedo: ne è valsa la pena? Una posizione, una casa, una vita potenzialmente benestante, in cambio di cosa? Una vita di sacrifici, di domeniche al lavoro, stress 350 giorni all'anno, responsabilità importanti, persone che dipendono da te. Non faccio paragoni perchè non conosco la storia degli altri, o meglio perchè ciascuno ha la sua storia, ma non sono sicuro che questo è quello che voglio per me. Ieri mia mamma ha detto di non avere hobby, non avere passioni, parlando delle domeniche che non finiscono mai. Questo è quanto devo pagare per quello che tu chiami "successo"? Non sono sicuro di volerlo fare.

    Non sentirti in colpa per quello che hai detto, quello che hai fatto e quello che fai. Sii onesto con te stesso e con le persone che contano, non dare retta agli input che arrivano dall'esterno, devi essere tu il tuo input, e gli altri, caro Paul, il resto del mondo può andare a farsi fottere.

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  2. Questione 1: morale. Ho mentito. Ho mentito ad un rispettabilissimo signore. Ho mentito ad un parente. La mia coscienza credo mi abbia fatto fischiare un orecchio, ma poi basta. Una zona non identificata della mia mente mi disturba anche per l'aspetto "l'opinione degli altri", ma cerco di non dargli retta.

    Questione 2: utilità dei consigli di mio zio. Se è vero che il gruppo di studio ha permesso ad un super-uomo di diventare quello che è, perché non dovrebbe aiutare me ad uscire più velocemente/facilmente dall'università? Sono un sociopatico idiota!

    Cmq, signor Gio, sono d'accordo con lei. Vedere i miei genitori (ma anche parenti) che si sacrificano per me, mi fa pensare che avrò lo stesso destino. E non mi va, cazzarola! Quindi sì, non mi sento tanto in colpa, ma ho paura che cambiando questa tradizione (massimo impegno nello studio e nel lavoro) la mia vita possa continuare SOTTO UN PONTE. Ma vabbè, questo è la paura del futuro che ha chiunque.

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  3. Andiamo per questioni, mi sembra troppo formale ma è anche il modo più sintetico per capirsi, quindi al limite ti insulto un po' per essere più colloquiale ;)

    -Morale: hai mentito. Ok, e allora? Ci sono diverse correnti di pensiero, se uno dice che va a cena in pizzeria e in realtà mangia un panino, per me non ha mentito. Tu hai detto che hai un gruppo di studio, in realtà studi da solo: fa così differenza?

    -Consigli: i faccio notare che, proprio per la grande considerazione che hai di tuo zio, è assai probabile che fosse lui a dirigere questo gruppo, senza magari trarci granchè, se non qualche dote di leader. Con questo non voglio dire che i gruppi di studio sono un campo di allenamento per capi e che non servono a un tubo, dico (e, fidati, di esperienza in materia ne ho, pur avendo smesso) che ciascuno ha una sua attitudine, e se io ho sempre avuto bisogno di una singola persona (due erano già troppe) che mi trattenesse dal distrarmi, c'è chi da solo studia ad alta voce e darebbe solo fastidio, come c'è invece chi ha un'ottima sintonia e riesce a moltiplicare il valore del tempo trascorso a studiare in gruppo. Indi per cui, se ci hai anche provato, a creare/seguire dei gruppi di studio, e non ti sei trovato bene, puoi tranquillamente dire a tuo zio che non hai dei compagni di studio efficaci, e che ti sei accorto che il tempo perso era molto maggiore di quello messo a frutto. Vedrai che ti dirà che hai fatto bene, e magari ti darà allora qualche dritta sul metodo di studio individuale, che, ci scommetto, è da sempre e sempre sarà la tua bestia nera (perchè così era anche per me).
    [piccolo OT: come mai questo fantomatico zio è così evanescente, come figura? Non vive vicino? È acquisito? Ti odia a prescindere? Se la risposta a queste domande è no - specialmente alla prima - allora non esitare a chiedergli consiglio, a meno che la tua stima non vada soltanto alla posizione e alla figura che RAPPRESENTA, piuttosto che a quello che è]

    (forse in futuro) Dott. Paul, siamo tutti nella merda fino al collo, e lo dice un figlio di papà (ma almeno ho un cervello e un'anima). Io posso lavorare nell'azienda di famiglia, finchè dura (paga un cliente su 5, generalmente quelli meno importanti - ho sentito di un debito di 80 - fottutissimi - mila - euro protratto per un anno), e comunque ho la fortuna di potermi imbucare da qualche parte, credo; ciò non toglie che, allo stato attuale delle cose, il mio sogno sia andarmene di qua. Potrei quasi dire che ho lasciato l'università per iniziare a mettere da parte una base per tentare l'avventura, uso il condizionale perchè, conoscendomi, è piuttosto probabile che non avrò le palle per farlo, per cambiare la mia vita, che attualmente è fin troppo comoda perchè poggia sulle spalle degli altri (e lo dico nonostante versi un buon 66% dello stipendio nel conto di casa), quando dovrò portarla da me, si vedrà.

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  4. Confondi formalità con schematicità. Scusami se sono schematico, è che la mia mente funziona meglio se segue degli schemi... capiscimi.

    La mia coscienza è pulita, non mi pento di aver mentito, ma temo solo che possa avere conseguenze a cui non ho pensato.
    Questo zio è un po' l'ideale al quale vorrei aspirare. E' il top: conoscenze, interessi, capacità, doti. Quindi anche successo. Mi conosco e so che non sarò mai così, e non ne soffro.
    Spero che questa mia scelta di non seguire la via del successo come l'ha presa mio zio non mi porti a vivere una vita che non desidero.
    Ah, in realtà non desidero nessuna vita, solo vorrei che non fosse un incubo. Quello che vogliono tutti.

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  5. Be' già mettere un pavimento invece di un tetto (spero sia un esempio chiaro) la trovo un'ottima cosa, è inutile affannarsi per arrivare sempre più in alto, quando stare comodi adagiati sul pavimento è l'unica cosa che ci basta.
    Mi lascia un po' perplesso trovare nella stessa frase "Questo zio è un po' l'ideale al quale vorrei aspirare" e "in realtà non desidero nessuna vita, solo vorrei che non fosse un incubo.", mi sembra un po' che facciano a botte, a meno che ideale non sia davvero un'idea, una teoria ottimale che nemmeno stai tanto a considerare. È naturale che l'apparenza del successo, di vivere una bella vita, faccia gola a tutti, ma oltre ai vari inconvenienti di cui si parlava ieri, che in genere non si valutano (riassunto: quanto ti devi sbattere), non c'è mica scritto da nessuna parte che sia solo quello l'ideale cui ambire, anche perchè magari uno semplicemente non è portato: io ora non mi vedo con la stoffa di imprenditore, anche se per la verità non mi vedo con alcuna stoffa, se non quella di farmer koreano di account sui MMORPG. Il punto è molto semplice, e tu l'hai riassunto con grande efficacia in un solo periodo: fintantochè stai bene, il resto è sfumatura. Vedi Nancy (che, forse, prima o poi apparirà anche qua). Dobbiamo decisamente riunirci, almeno un'altra volta, come negli anni che furono.

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