Non ricordo se era una scena di una
commedia italiana, o un pezzo di una canzone di Elio e le storie
tese, o una scena di un film Woody Allen, ma ripensavo a questa cosa:
“...Mi hanno tirato un pugno in
faccia. Ho un occhio nero e soffrirò un po' per qualche giorno, però
sono integro. Moralmente. Mentre lui, quando questa sera si sdraierà
sul letto, ripenserà a quel tizio a cui ha tirato un pugno e si
pentirà. Forse.”
Ecco, non è una citazione testuale,
non me la ricordo bene. Non sono sicuro che il messaggio sia passato
a voi, quindi vi espliciterò il senso: si vuole ironizzare su quei
poveri sfigati che, subita una prepotenza, pensano che chi ha usato
violenza si penta o si senta in colpa.
E ovviamente non succede.
Chi rapina le vecchiette o ruba i
portafogli sugli autobus non si pente. Magari lo fanno da così tanto
che neanche ci pensano più. Piuttosto saranno contenti dei soldi che
avranno trovato, e di ciò che si compreranno con quei soldi.
Da questa idea, mi scaturisce il
dialogo.
Ve lo inserisco nel contesto: la scena
è occupata da me e da qualcuno che cerca di consolarmi. Io sono
fortemente avvilito per la recentissima rapina che ho subito. In uno
scambio di battute precedenti ho detto che avrei dovuto reagire,
magari facendomi ferire, ma almeno avrei potuto (chissà) evitare di
ritrovarmi con le tasche vuote, mostrando un certo senso di colpa.
– Non sei tu a doverti sentire in
colpa, ma loro! Sono loro che sono dei criminali, sono loro che hanno
fatto una cosa moralmente...
– Beh, a quanto pare non sembravano
molto contrariati riguardo quello che stavano facendo. L'hanno fatto!
E il problema, di nuovo, e che avrei potuto impedirglielo.
– Senti, non sei tu che devi sentirti
in colpa, ma loro.
– Ma loro non sono esseri umani, io
sì!
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