No, non è vero.
Non è una cura.
CREDEVO di aver scoperto una cura... in
realtà è un come un farmaco generico che agisce sulla percezione
dei sintomi: nasconde i dolori, ma non guarisce.
La malattia è la vita. Ovvero: la
sofferenza che è la vita.
Sicuramente chi leggerà interpreterà
questa frase come “le sofferenze che ti da la vita”. Invece
intendo che la vita stessa è sofferenza.¹
Per
quella che suppongo sia pura fortuna, ho conosciuto una ragazza.
Per
quella che suppongo sia una strafottutissima fortuna spacciata, ha
molte delle caratteristiche che vorrei da una persona con cui devo
passare molto tempo.²
Sono
stato catturato da questa persona. Nel tempo speso insieme ho
dimenticato moltissime mie sofferenze. Tanto che ho creduto di essere
guarito dal mio stato di
depressione/tristezza/amarezza/acidità/boh. Credevo di aver trovato
la cura.
Alcuni
eventi brutti però mi hanno riportato coi piedi per terra e a
sbattere il naso contro la verità.
Stavo
ancora male. Solo che non ci pensavo.
Non
avevo tempo di pensarci. (O per chi crede all'indipendenza
dell'inconscio rispetto al conscio: non volevo pensarci.)
Dunque
ho realizzato che neanche il rapporto amoroso (??) è la cura alla
mia sofferenza.
È
solo un palliativo. Un analgesico. Una distrazione.
Continuerò
a fare ricerca in questo campo. La pista che seguirò riguarda
l'auto-convinzione che i sintomi della sofferenza in realtà non sono
così gravi. E che non è quindi necessario soffrire.
¹
avrò modo di spiegarmi meglio in un post apposito, parlerò di ciò
che è la vita per me, perché la considero una sequenza di giorni di
sofferenza. Per adesso cercate di capirmi con questo breve stralcio:
“Intendiamoci: sei costretto a vivere una vita che non hai chiesto,
nel modo che ti dice qualcun altro, e con le caratteristiche
[fisiche] che non hai potuto scegliere. Non è un granché, vero?”
²
uhm... lo scrivo in una nota perché non sono molto bravo in queste
descrizioni.. inoltre mi sembra che quello che sto per scrivere devii
troppo dall'argomento di cui scrivo.
Questa
ragazza è la mia fidanzata. Intelligente, comprensiva, amorevole,
disposta a dialogare e abbastanza colta. E soprattutto è in grado di
rispondere a tutta la mia curiosità.
Condivido molto di quello che hai scritto.
RispondiEliminaAggiungo, da parte mia, che anche senza sofferenza non bisogna che l'amore distragga da noi stessi.
Sembrerò egogentrico, ma col tempo ho iniziato a non digerire quelli che dicono che l'amore è fondersi uno con l'altro. NO. Non lo è.
Nel bene e nel male di ognuno di noi.
Mmm l'amore non risolve i problemi. Anzi delle volte ne fa uscire anche alcuni fuori se, come nel mio caso, hai sempre posto un vetro enorme spesso e indistruttibile fra te e le altre persone e fra te e l'irrazionale.
RispondiEliminaL'amore è un sostegno: trovare una persona con cui sei in simbiosi (non che siete la stessa cosa, odierei il mio ragazzo se fosse come me), con cui puoi condividere quel che sei e con cui puoi parlare di tutto, è un incredibile aiuto: aiuta a vivere e aiutare sopratutto a combattere le sofferenze che la vita provoca. è probabilmente l'unica persona, quella amata, che può non farti sentire solo. Con l'amicizia, almeno per me, non funziona. Può far sentire meno soli, ma ogni tanto. Se vuoi immergerti e trovare una cura, sempre se si possa, fallo con la tua donna. Lei può aiutare a capirti laddove l'inconscio proprio mette numerosi limiti.
(pubblico consapevole che a. la tua donna legge e b. non aggiungerà nulla di costruttivo)
RispondiEliminaNan ha ragione, immergiti nella tua donna e vedi che passa tutto.