22 marzo 2012

Dovremmo essere tutti agnostici


Ho raggiunto una sconvolgente consapevolezza.

Io sono notoriamente ateo.
Sono piuttosto aspro con i credenti, ma solo perché noto in loro il rifiuto al ragionamento, al confronto, al dialogo costruttivo. E non lo sopporto.
Se costoro mi rispondessero con adeguate argomentazioni e motivazioni, rispetterei il loro credo tanto quanto rispetterei un ateo.

Si basa tutto sulle argomentazioni.
Un credente non può dire che Dio esiste. Non ha argomentazioni per provare la sua esistenza.
Però un ateo ha lo stesso problema: non può portare argomentazioni valide per provare la non-esistenza di Dio.

Per quanto abbia provato a contestare i credenti (i Cristiani sono il mio bersaglio preferito) mi sono sempre ritrovato a pensare che non potevo convincerli della non-esistenza del loro Dio perché non avevo prove per dire una cosa del genere.
O meglio: potevo muovere una marea di critiche alla religione, contestare mille comportamenti e costumi religiosi che non hanno niente a che vedere con Dio, ma niente di tutto questo è a sostegno della mia (chiamiamola così) tesi d'ateismo.

In pratica, la verità è nel mezzo.
Tu, uomo credente, non puoi dire che Dio esiste.
Tu, uomo ateo, non puoi dire che Dio non esiste.
(Schrödinger può dire che Dio è metà vivo e metà morto)

Dunque la posizione dell'agnostico è quella giusta. Non avendo prove dell'esistenza, può dire “per ora non credo, poi in caso di prove future, crederò”.

Dovremmo tutti essere agnostici, e essere pronti, un giorno, a dire che crediamo.


[Extra]
[A me piace definire l'agnosticismo con: “Nel dubbio, non credo”.]
[ADORO parlare di religione. Su due piedi mi verrebbe da dire che è uno degli argomenti più interessanti di cui parlare.]
[Nonostante tutto, rimango ateo. Lo so, ho appena detto che è sbagliato, ma continuo a credere che non esista nessuna entità divina.]

7 commenti:

  1. Secondo me hai fatto un po' di confusione: un ateo non dice che Dio non esiste, un ateo non CREDE che Dio non esista. C'è una gran bella differenza.
    Si mette esattamente sullo stesso piano di un credente, a prescindere della religione: uno ha fede, l'altro non la ha. L'agnostico si pone appunto nel mezzo: non so, non lo posso dire, non mi compete e, spesso, non mi interessa.
    Però qua sorge una complicazione: un agnostico "può" bestemmiare (dando per valido che l'autorizzazione sia interiore a ciascuno di noi e non provenga dalla Chiesa o dallo Stato)? Io dico di sì: se tu punti pari sulla roulette, presta attenzione, non perderai se esce il dispari, perderai se non esce il pari. Perchè esiste lo zero. Il discorso è analogo: se non credi in Dio, non importa se credi che non esista o se non sai cosa pensare, non ci credi, pertanto non ne dipendi.
    Riportando il tuo esempio:
    "Tu, uomo credente, non puoi dire che Dio esiste.
    Tu, uomo ateo, non puoi dire che Dio non esiste."
    è vero, è valido, funziona così.
    Però l'ateo può aggiungere: non posso dire che Dio non esista con certezza, ma posso con certezza dire e dimostrare che, se esiste, non ne ha mai lasciato segno. A questo punto interverrà il prete/credente di turno dicendo che, se Dio non esistesse, non ci sarebbe la Bibbia, e da questo punto in poi tutti gli esseri viventi non lobotomizzati scoppieranno a ridere perchè il prete ha lasciato intendere che c'è un'alta probabilità che in questo momento Harry stia cercando gli Horcrux, Frodo stia scortando l'anello e Ash stia combattendo alla Lega.
    In sostanza, l'uomo in quanto animale nasce ateo, e l'unica possibilità per cui diventi un credente è che venga educato e convinto che è così, venendo quindi represso e manipolato.

    Prova a espandere il ragionamento, a estendere la mente: Dio esiste davvero ma non ha MAI, in alcun modo, considerato la Terra. Gesù era un fenomeno da baraccone, la Chiesa è solo un'altra mafia e il Papa è solo un padrino. Ma Dio esiste, e quando morirai e gli chiederai perdono per non aver creduto, ti dirà "eh?" e ti Redimerà.
    Io sono ateo, e questa è l'unica interpretazione di Dio che posso accettare.

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    1. Se gli atei non dicono che dio non esiste, chi lo dice?

      Dio ha considerato la terra nel momento della creazione. E magari considera la terra anche adesso, in modi che non vedi, non comprendi e non riuscirai mai a comprendere.

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    2. Nessuno può permettersi di dire che Dio non esiste, proprio perchè, come considerato sotto, è un'affermazione che necessita prove, e naturalmente non si può provare una non-esistenza.

      Quello che dici mi sta bene, accetto che possa essere così, super partes, che la Terra magari nemmeno si ricordi in che quadrante dell'universo l'ha messa, e via dicendo. Se esiste, sicuramente è così, avrà altro a cui badare, e magari alla terra arriva un assegno mensile di sussistenza timbrato dai suoi funzionari, senza che si debba scomodare Lui.
      Siamo d'accordo, siamo di nuovo alla tua ultima considerazione: siamo entrambi atei, eppure concediamo questo dubbio, questa possibilità all'esistenza di Dio. Nella fattispecie, per quanto mi riguarda, c'è la stessa possibilità che sull'Olimpo Zeus giochi a bowling coi suoi fulmini: non vedo perchè accettare la possibilità di esistenza di un solo Dio, quando probabilmente migliaia di anni fa c'erano ragazzi che filosofeggiavano su se ed eventualmente come le loro divinità esistessero. Non c'è differenza.

      Tuttavia questo non ha nulla a che vedere con la Religione e con la Fede, secondo me. Quelli sono due vizi propri dell'uomo, che un eventuale Dio non solo non considera, ma probabilmente nemmeno si aspettava potessero sorgere.

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  2. Nessuno potenzialmente dice che Dio non esista.
    Un ateo per definizione non crede in Dio, ma come dici te non dice che non esista, dice che non ci crede. Questo perchè, anche se fa molto sillogismo aristotelico, se un ateo è razionale e la ragione prevede l'osservazione per determinare, un ateo che non possa osservare non darà giudizi, ma solo ipotesi. Ateo ipotizza che Dio non esista, basandosi sull'assenza totale di evidenze, ma non può permettersi di dogmatizzarlo, cadrebbe nello stesso errore ma opposto, quello di dogmatizzare che c'è.

    Dici quello che sto dicendo: SE Dio esiste, e lo dice un ateo, COMUNQUE non ha nulla a che vedere con quello che i vari Gesù, Maometto, Buddha e Confucio hanno teorizzato, perchè la definizione stessa di Dio prevede che non ce ne sia bisogno, anzi, segui questo ragionamento:
    -Dio esiste e ne dà prova: non si pone il problema;
    -Dio esiste, non ne dà prova perchè non ne ha bisogno, essendo Dio, con tutto ciò che ne comporta: arrivano i profeti e lo sfruttano, Dio si incazza, quindi la religione CONTRAVVIENE Dio;
    -Dio non esiste, non ne può dare prova (della non-esistenza), nessuno chiaramente si pone il problema se esiste, il problema non sussiste;
    -Dio non esiste, non ne può dare prova, arriva il Berlusconi dell'anno 0 e vende aria fritta: nascono le Chiese, i Profeti, il Papa, gli adepti, nasce una setta a scopo di lucro.

    Come puoi notare, in questo modello non viene nemmeno concepito il concetto di fede, ma solo di religione: ecco perchè io critico severamente chi crede nella religione, perchè paradossalmente tradisce la fede che gli viene fatto credere di avere.

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    1. È inaccettabile che nessuno dica che Dio non esiste. Io dico: Dio non esiste. Non chiedermi come possa fare una tale affermazione: non posso risponderti. Per questo so che sbaglio, e infatti il tema del post è quello di definire questa posizione sbagliata.
      Come ti scrissi in un commento su fb, non è possibile definire l'esistenza divina con la logica umana, e ancor di meno spiegare con il linguaggio umano, perché questo è terribilmente limitato.
      Un esempio della limitatezza della lingua è il fatto che non riesco a dire "dio non esiste" senza che qualcuno mi risponda "no! tu CREDI che non esista!". E invece no, io non CREDO, io in qualche modo SO. So che non posso dire che SO, perché sottintende certezza, ma non voglio poter dire che CREDO.
      [magari sono io che sono limitato. dalla mia ignoranza.]

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  3. Tanto per cominciare, apprezzo molto la tua doppia posizione di ipotesi e confutazione, sta a significare un ragionamento molto profondo e analitico, ed è questo che mi aspetto avvenga quando si discutono certi argomenti.
    Detto questo, il peggior nemico della religione e della logica, e quindi dell'intrinseca diatriba, è puramente il linguaggio. Non la logica, non la fede: le parole.
    Non esistono termini che riescano ad indicare correttamente il processo del pensiero e del suo elaborato, ci si può provare, prevalentemente tramite metafore, ma come funziona è così confuso e così fragile che è quasi sorprendente che riusciamo a farcene un'idea interiore definita, anche se non riusciamo a esporla.
    Tu hai dato una buona spiegazione della tua conclusione, che mi sentirei, e correggimi se interpreto male, di riformulare così: ho bisogno di un termine che indichi la certezza della fede.
    Un ateo non può dire che Dio non esiste, così come un credente non può dire che esista, perchè prevedono certezze, prove; entrambi si basano sulla fede, ma è una convinzione radicata e motivata e riflettuta all'interno, che non trova modo di esprimersi tramite il linguaggio.

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    1. Hai riformulato perfettamente. Complimenti per le tue capacità linguistiche, le (ti) invidio.
      E grazie per la tua partecipazione, è stata fondamentale per lo scopo di questo post, per alimentare la discussione, per aprire ancora un po' i miei orizzonti.
      Sei il complementare della mia mente.

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